L’attuazione delle riforme nei Balcani occidentali e in Turchia: esaminata dalla Commissione

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Dopo le elezioni europee del 26 maggio, la Commissione ha adottato la sua  valutazione annuale  sull’esecuzione delle riforme nei paesi dei Balcani occidentali e in Turchia, insieme a raccomandazioni sui prossimi passi per quei paesi, confermando che una politica di allargamento credibile è un investimento geostrategico in materia di pace, stabilità, sicurezza e crescita economica in tutta l’Europa.

La  strategia  della Commissione per i Balcani occidentali del febbraio 2018 ha generato un rinnovato impegno da parte dell’UE e dei suoi Stati membri e ha creato un nuovo impulso in tutta la regione. A distanza di un anno, i paesi partner hanno compiuto progressi concreti e dimostrato l’impegno per la prospettiva europea, anche se l’adozione generale delle riforme varia.

L’Albania e la Macedonia settentrionale hanno accolto l’opportunità e le riforme, in particolare nelle aree identificate come cruciali dal Consiglio nel giugno 2018. Alla luce dei notevoli progressi compiuti e delle condizioni pertinenti soddisfatte, la Commissione ha raccomandato oggi che il Consiglio ora apra i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia settentrionale.

La Commissione ha inoltre pubblicato il suo  parere sulla domanda di adesione della Bosnia-Erzegovina all’Unione europea, unitamente a una relazione analitica che riesamina, per la prima volta, la situazione nel paese contro tutte le norme applicabili agli Stati membri dell’UE. La Commissione ritiene che i negoziati per l’adesione dovrebbero essere aperti non appena la Bosnia-Erzegovina avrà raggiunto il livello necessario di conformità con i criteri di adesione. La Bosnia-Erzegovina dovrà migliorare fondamentalmente il suo quadro legislativo e istituzionale per garantire che soddisfi una serie di priorità dettagliate nel campo della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti fondamentali e della riforma della pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda la Turchia, essa rappresenta uno dei più importanti partner per l’UE e un paese candidato. Il dialogo e la cooperazione, anche al più alto livello, in settori essenziali di interesse comune sono proseguiti, anche attraverso un’efficace cooperazione in materia di migrazione e sostegno ai rifugiati. Nonostante ciò la Turchia ha continuato ad allontanarsi ulteriormente dall’UE, con gravi distorsioni nei settori dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali. Nel giugno 2018 il Consiglio ha preso atto all’unanimità che i negoziati di adesione della Turchia sono quindi effettivamente bloccati e non è possibile prendere in considerazione altri capitoli per l’apertura o la chiusura.

Il collegio in seguito ha nominato la sig.ra Ditte Juul Jørgensen, attualmente a capo del gabinetto del commissario Margrethe Vestager, alla carica di direttore generale nel suo dipartimento energia (DG Energia) dal 1° agosto. Sabine Weyand, attualmente vice-negoziatrice capo della Task Force 50, sarà, dal 1 ° giugno, il nuovo direttore generale per il commercio. Sempre il 1 ° giugno, Pascal Leardini assumerà il suo nuovo incarico di segretario generale e direttore generale della Commissione, invece il sig. Giovanni Fracchia è stato nominato mediatore della Commissione nel Segretariato generale, incaricato della risoluzione alternativa delle controversie all’interno.

Spetta pertanto al Consiglio deliberare riguardo ai passi successivi.

(si ringrazia la studentessa Giulia Ronchi del Liceo Muratori di Modena per la traduzione di un articolo dell’Ufficio stampa della Commissione europea)