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Il 26 marzo 2026, i membri della rete di Global Action Plan International (GAP-I) si sono riuniti online per un Deep Dive dedicato a Stand Up for Europe! — il progetto Erasmus+ che InEuropa ha portato avanti sviluppando strumenti di formazione all’argomentazione per aiutare giovani, educatori ed educatrici a rispondere agli slogan antidemocratici.

La sessione ha riunito 16 partecipanti attivi provenienti da 13 paesi: Italia, Kenya, Regno Unito, Spagna, Germania, Svezia, Ucraina, Paesi Bassi, Ungheria, Irlanda, Polonia, Sud Sudan e altri ancora — a riprova dello spirito autenticamente globale della comunità GAP-I. Ventidue persone si erano registrate in anticipo, e altre due si sono aggiunte il giorno stesso.

Un formato pensato per fare, non solo per ascoltare

Un Deep Dive non è un classico webinar. Il ruolo della presentatrice o del presentatore viene tenuto deliberatamente breve, e la maggior parte della sessione è dedicata ad esercizi pratici e interazione di gruppo. Fedele a questo formato, la facilitatrice Barbara Grazzini (InEuropa, Italia) ha guidato i e le partecipanti attraverso tre attività concrete tratte direttamente dal Curriculum del progetto.

La sessione si è aperta con un esercizio di riflessione personale — “Di cosa sei appassionato? Quale valore conta di più per te? Qual è il tuo superpotere?” — che ha dato il via a condivisioni calde e spontanee dal Kenya all’Ucraina, dall’Ungheria alla Spagna. Dall’etica (Kenya) alla pace (Ucraina), dall’ascolto (Spagna) all’empatia (Italia), la stanza si è riempita rapidamente di voci e storie che andavano ben oltre quello che i e le partecipanti condividono solitamente in un incontro professionale.

Un secondo esercizio ha invitato le persone presenti a riflettere sulla democrazia stessa: “Cosa significa per te la democrazia? Come influenza la tua vita quotidiana?” Lavorando in stanze separate, le persone hanno scoperto quanto raramente ci si fermi a pensare a qualcosa che si dà completamente per scontato — e quanto diversamente venga vissuta a seconda del paese, della generazione e della storia personale. Dalla Spagna si ricordava la vita sotto la dittatura, raccontando che “per la mia generazione, l’Europa è sempre stata una speranza.” Una partecipante dall’Ucraina ha condiviso che la pace è il valore più profondo che la abita, e il suo sogno più grande.

La terza attività — ispirata all’Asta dei Valori di Stand Up for Europe! — ha sfidato i e le partecipanti a classificare, in pochi minuti, sette valori democratici (libertà, sicurezza, solidarietà, cittadinanza, giustizia, uguaglianza, diritti umani) prima individualmente e poi in gruppo. Risate, negoziazione e genuina sorpresa hanno animato la stanza.

Perché è stato importante

Il livello di interazione è stato eccezionalmente alto per tutta la durata della sessione. I e le partecipanti hanno sottolineato che gli esercizi sono immediatamente utilizzabili nei propri programmi, e che l’approccio rispecchia la metodologia stessa di GAP-I: lavorare su valori, motivazioni e attitudini per favorire il dialogo non violento e il rispetto reciproco.

Come ha detto Marjoleine Bakker (GAP NL): “Non ho solo imparato nuovi esercizi — li ho sentiti. E ho conosciuto un po’ meglio i membri della nostra rete.” Olena dall’Ucraina ha aggiunto: “È stata una sfida, ma molto emozionante. Un’esperienza nuova.”

I materiali di Stand Up for Europe! — tra cui le 40 attività scaricabili, un volume teorico, un Report di Buone Pratiche e scenari digitali su temi che vanno dal cyberbullismo al cambiamento climatico — sono liberamente disponibili su standup4.eu.

Conosciamo gli effetti che il cambiamento climatico ha sulle persone con disabilità? Come possiamo mitigare ed adattarci al cambiamento climatico a 360 gradi nei nostri contesti? E come possiamo agire insieme per il clima? 

Partendo da Dublino nel 2026, per poi passare da Berlino nel 2027 e concludersi a Modena nel 2028, il progetto ChangeAble ci aiuterà a trovare le risposte a queste domande costruendo nuove competenze per agire nel quotidiano e soprattutto dando voce a tutti e tutte per permettere di influenzare scelte, anche politiche, a livello locale, nazionale e transnazionale per il bene comune.

È così che in Irlanda i rappresentanti di InEuropa, Coopattiva, agado, die rehaGAP IE e Prosper Fingal hanno iniziato la loro avventura insieme, tra lavori di gruppo e numerose attività pensate per rafforzare il proprio legame e conoscersi meglio.

L’obiettivo delle due giornate è stato proprio quello di trovare l’energia giusta da utilizzare come motore del cambiamento, scoprendo insieme i valori che accomunano il nostro lavoro passando da cose semplici – come condividere momenti di svago con gli altri – a cose che diamo per scontato ma che non lo sono affatto – come avere la possibilità di condividere i momenti di svago con gli altri; opportunità che spesso dipendono, ad esempio, dalla presenza di barriere architettoniche.

Questi e altri esempi hanno permesso al gruppo di analizzare le proprie emozioni e riflettere su come trasformare l’energia che ne scaturisce in qualcosa di positivo per il gruppo e per il progetto. Stordente ma efficace, questo momento ha concluso la prima giornata di attività con una voglia di mettersi in gioco senza pari.

Attività più operative si sono svolte il secondo giorno di incontro. InEuropa ha infatti facilitato una sessione creativa dedicata alla creazione del logo di progetto partendo da proposte sviluppate in precedenza insieme agli Ambassadors del progetto, ossia le persone  con disabilità dei tre enti coinvolti. Tagliando, colorando e incollando, il logo di ChangeAble ha preso forma ed ora Coopattiva e GAP IE lavoreranno alla sua realizzazione finale.

Estremamente importante per porre le giuste basi di partenza per lo sviluppo dei materiali formativi del progetto è stata la sessione guidata da die reha che ha permesso all’intero gruppo di ragionare sul questionario di approfondimento sulle conoscenze e la sensibilità delle persone con disabilità relativamente al cambiamento climatico e alla sostenibilità ambientale. 

Il questionario sarà rivolto a più di 600 persone con disabilità nei tre territori nazionali coinvolti e i risultati che emergeranno dalle risposte raccolte permetteranno di avere un quadro più chiaro e completo sugli effetti che il cambiamento climatico ha sulla vita delle persone disabili, offrendo una base solida per sviluppare contenuti formativi validi, specifici e accessibili sul tema ambientale e sociale.

Cosa ci si aspetta, quindi, da ChangeAble? Che il successo si basi sull’empowerment delle persone e sulla messa a punto di attività pratiche e accessibili, capaci di permettere a tutte e tutti di riscoprire un nuovo rapporto con la natura e con l’ambiente. Ci si aspetta di creare una comunità forte basata sul concetto di cura reciproca che sappia comunicare in maniera inclusiva i traguardi raggiunti, ma non solo: attraverso ChangeAble si vuole stabilire una connessione duratura con l’apparato politico, con l’obiettivo di vedere tutti/e i/le cittadini/e non solo rappresentati/e ma anche attivamente partecipi alle decisioni pubbliche locali per avere un impatto tangibile che includa cambiamenti ambientali e sociali visibili e a lungo termine.

Lavorare insieme mettendosi in gioco e trovando soluzioni per far partire al meglio il progetto è stato il punto di forza dell’evento, in cui ognuno ha messo a nudo i propri limiti, le proprie potenzialità, i propri dubbi e ha condiviso idee e proposte per un futuro diverso, alla portata di tutti/e.

Il lavoro di questi due giorni è stata un’esperienza unica all’insegna della cura reciproca e della voglia di mettere in moto il cambiamento! Tutti e tutte non vediamo l’ora di fare i prossimi passi insieme!

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Prosegue il percorso Good Food con un gruppo di studenti e studentesse dell’Istituto Mantegna di Brescia, al fine di accrescere la consapevolezza della comunità scolastica sulle tematiche legate alla sostenibilità alimentare.

Tre incontri in presenza tra gennaio e marzo, il supporto a distanza e momenti online con gli studenti rappresentano le tappe chiave di un cammino di educazione e consapevolezza che mette al centro il rapporto tra cibo, sostenibilità e cittadinanza attiva. Gli studenti e le studentesse coinvolti/e stanno raccogliendo dati e monitorando il posizionamento della scuola sui temi Cibo & Spreco / Ambiente e Cibo & Spreco / Salute e Cultura, attraverso azioni di osservazione, ascolto e raccolta di dati qualitativi e quantitativi.

Attraverso momenti di confronto e supporto, pensati per stimolare il pensiero critico e analitico, con attività di discussione e analisi, gli studenti e le studentesse stanno lavorando su ciò che desiderano migliorare concretamente all’interno della loro scuola. L’attenzione è concentrata su temi come la riduzione dello spreco alimentare, l’utilizzo della plastica negli spazi scolastici e la valorizzazione dei prodotti locali, con l’obiettivo di immaginare azioni capaci di generare un cambiamento reale nella quotidianità dell’istituto.

Il lavoro svolto finora ha permesso di far emergere esigenze, idee e proposte operative, favorendo un approccio attivo e orientato alla trasformazione.

Il mese di aprile sarà chiave per attivare la fase più concreta e operativa, in cui il gruppo dei GoodFooders sarà chiamato a trasformare le riflessioni emerse in azioni, idee e pratiche capaci di incidere sul quotidiano, sperimentando in prima persona cosa significa prendersi cura del cibo, dell’ambiente e della comunità.

Quello avviato a Brescia è solo l’inizio di un percorso che punta a rendere le nuove generazioni protagoniste attive del cambiamento.

In tutto il mondo, le persone e le comunità si stanno unendo alla lotta per la giustizia climatica, chiedendo urgentemente azioni  indirizzate a diminuire l’impatto del cambiamento climatico sulle loro vite e sul pianeta. Questo movimento vuole soluzioni che non solo proteggano l’ambiente, ma che sostengano anche l’uguaglianza e i diritti umani. 

Tuttavia, in questo contesto, la voce delle persone con disabilità è spesso assente, nonostante siano tra i soggetti più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Il nuovo progetto ‘ChangeABLE – Out and About for Climate Ability’ co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea mira a cambiare questo stato di fatto.

Il team di progetto, formato da Global Action Plan Ireland, InEuropa SRL, agado – Gesellschaft für nachhaltige Entwicklung sarà affiancato da tre organizzazioni che lavorano con esperienza insieme alle persone con disabilità: Prosper Social Care Services CLG in Irlanda, COOPATTIVA Cooperativa Sociale Onlus in Italia e die reha e.V. in Germania. Insieme, hanno ideato questo progetto per mettere la disabilità al  centro del discorso e delle azioni di difesa del clima

Durante i prossimi 3 anni, i partner lavoreranno nei 3 paesi per:

  • Creare momenti di condivisione di idee e conoscenze durante gli incontri transnazionali;
  • Creare una valutazione dei bisogni per comprendere al meglio le necessità e il supporto richiesto legato alla formazione;
  • Svolgere un programma formativo personalizzato per rafforzare le competenze nella messa a punto di campagne di advocacy;
  • Co-creare campagne di difesa del clima inclusive basate su priorità locali ed esperienze personali.

Inoltre, il progetto vorrebbe aumentare la partecipazione del gruppo target nei forum pubblici e negli eventi di comunità, in modo che le persone con disabilità abbiano più opportunità per condividere le proprie prospettive e di proporre soluzioni sul dibattito climatico. 

Entro la fine del progetto, i e le partecipanti avranno gli strumenti, la fiducia e le reti per creare e sostenere in maniera effettiva azioni climatiche che coinvolgano chiunque, indistintamente. Inoltre, delle linee guida pratiche e dei report sulle buone pratiche aiuteranno le altre organizzazioni a promuovere campagne di advocacy che coinvolgano attivamente le persone con disabilità.

Un movimento si crea lì dove la voce di chiunque conta nel modellare un futuro giusto e sostenibile.

 

Per maggiori informazioni, rivolgersi al team di InEuropa: ineuropa@ineuropa.info

Al giorno d’oggi, quando si parla di cambiamento climatico, la mente corre subito all’inquinamento delle grandi città, alle emissioni industriali, ai trasporti e alla produzione energetica.

Tuttavia, la minaccia più silenziosa e insidiosa colpisce prima di tutto le piccole realtà rurali, le campagne e le comunità agricole, dove l’equilibrio con l’ambiente è più fragile ma anche più autentico.

È proprio su queste dimensioni, troppo spesso trascurate, che pone l’attenzione SURF – Sustainable Rural Future, un progetto che ci ha mostrato come la sfida climatica possa avere un forte impatto nella semplicità e nella forza delle zone rurali.

L’iniziativa ci ha riuniti a Palermo, dal 28 al 29 ottobre, per un workshop interattivo che ha coinvolto diversi stakeholder provenienti da Italia, Spagna, Slovenia e studenti Erasmus di varie nazionalità. Un mosaico di idee, esperienze e prospettive che ha dato vita a un dialogo costruttivo con un obiettivo comune: riflettere insieme su come rendere le nostre campagne più resilienti, sostenibili e capaci di affrontare le sfide future.

Durante la nostra esperienza di cooperazione, abbiamo contribuito ad approfondire temi fondamentali come l’economia circolare, la partecipazione attiva dei cittadini, la responsabilità individuale e collettiva e gli ostacoli che ancora frenano la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili.

Il progetto è stato arricchito da un momento di esperienza diretta sul campo: la visita a un agriturismo locale, in cui abbiamo avuto anche l’opportunità di imparare le ricette, assistere alla preparazione di piatti tipici della cucina siciliana per poi gustarli insieme. Un’attività divertente, unica e coinvolgente, che ha unito ogni paese con grande entusiasmo. 

L’agriturismo, con le sue pratiche che si sono evolute e trasformate nel tempo,  è considerato un esempio concreto di adattamento al cambiamento climatico. Pertanto, la proprietaria ci ha illustrato come le mutate condizioni ambientali abbiano imposto scelte difficili ma innovative: nuove colture, gestione più attenta delle risorse idriche, riduzione degli sprechi e sperimentazione di tecniche agricole più resilienti. 

In quel contesto abbiamo compreso che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di decisioni, sacrifici e visione per il futuro.

SURF ci ha insegnato che la lotta al surriscaldamento globale non è soltanto una questione ambientale: è anche una sfida sociale, culturale e comunitaria. Significa proteggere un patrimonio di tradizioni, relazioni umane e saperi che rischiano di scomparire. Solo attraverso la cooperazione locale e internazionale possiamo garantire la continuità di queste radici e costruire insieme una prospettiva più equa e sostenibile per tutti.

In un mondo sempre più veloce e frenetico, la consapevolezza e l’aiuto reciproco diventano le nostre armi più potenti per affrontare il cambiamento. Ed è proprio dalle campagne, dall’apparente semplicità della vita rurale, che può nascere la trasformazione più autentica.

Questo è l’obiettivo di SURF: partire dal piccolo per pensare in grande, perché il futuro sostenibile del pianeta nasce proprio dove la terra incontra la cura delle persone.

 

Elisa P. e Emma L.

Alla Ducati, SHINE porta un nuovo modo di pensare ai motori: quello del pensiero sistemico. Un approccio che guarda oltre la meccanica, per connettere persone, processi e innovazione. 

Grazie all’intervento del professore di Didattica della Fisica dell’Università di Bolzano – Federico Corni – la formazione sul pensiero sistemico utilizzata nel progetto europeo Erasmus+ SHINE mainstreaming Systems tHinking In Natural sciences and Environmental education è arrivata in corsa alla Fisica in Moto, il laboratorio di formazione in Fisica della Ducati.

Grazie a questa formazione, molti insegnanti di scuole primarie e secondarie hanno conosciuto da vicino l’applicazione del pensiero sistemico partecipando ad esperimenti e ragionando insieme nei vari contesti proposti.

Mettendo le mani in pasta, e sugli acceleratori, i partecipanti del corso hanno appreso i principi e gli strumenti del system thinking per applicarlo nel contesto scolastico attraverso la mappatura dei sistemi utilizzando il modello Feedback Loop e il modello Stock & Flow.

Questi 2 modelli sono alla base del progetto SHINE che vuole utilizzare il pensiero sistemico in relazione alle scienze naturali e ai cambiamenti climatici nelle scuole europee con studenti e studentesse dagli 8 ai 16 anni utilizzando strumenti didattici innovativi. 

A tal fine, il team di progetto di cui InEuropa è parte (insieme a università provenienti da Germania, Italia, Portogallo ed Estonia) sta finalizzando un gioco online ed offline che verrà testato da insegnanti e studenti prima di essere reso disponibile per chiunque abbia voglia di introdurre il pensiero sistemico nelle proprie aule.

Se vuoi conoscere più approfonditamente il progetto SHINE e il pensiero sistemico scrivi a ineuropa@ineuropa.info e visita questo sito.

Sentirsi parte attiva di una comunità non è semplice, soprattutto quando si è piccoli. A volte, non si ha ancora chiaro cosa sia davvero una comunità o cosa significhi essere parte attiva di un cambiamento. 

Eppure, con il loro sguardo unico sul mondo, bambini e bambine possono designare un cambiamento tutto nuovo e ricco di spunti anche per gli adulti.

Proprio per questo abbiamo ritenuto che il progetto Erasmus+ Just Maps – Schools strengthening global citizenship by mapping local communities potesse giocare un ruolo importante nel  sostenere i più giovani a diventare cittadini attivi e globali, attraverso la creazione e l’immaginazione di strumenti adatti, insieme agli insegnanti e alle insegnanti di scuole provenienti da Italia, Spagna, Polonia, Irlanda e Kenya.

Proprio i e le docenti sono i co-protagonisti attivi di questa storia: si impegnano a coinvolgere e formare altri insegnanti per prendere parte al progetto, presentando loro l’idea principale di Just Maps – mappare le comunità e i luoghi di appartenenza alla ricerca di ingiustizie sociali ed ambientali.

Il percorso prevede infatti che studenti e studentesse coinvolte imparino a conoscere e a sentirsi parte della società in cui vivono, osservandola da vicino, comprendendone le dinamiche e tentando di trovare soluzioni alle problematiche evidenziate. A partire da questo lavoro, potranno dialogare con i policy-maker locali e proporre loro dei piani di azione.

Per fare ciò, gli insegnanti coinvolti non si sono fermati neanche in estate! Infatti, molti sono stati gli incontri formali ed informali organizzati, che gli insegnanti già parte del progetto hanno tenuto con il corpo docente affrontando tematiche tra cui:

  • Cos’è una mappa e che tipologie di mappa esistono
  • Come e cosa mappare
  • Gli strumenti utili per mappare
  • Il ruolo dei docenti e di Just Maps

In Polonia, a luglio, alla Prus High School, quasi 50 insegnanti hanno partecipato a un primo incontro di presentazione di Just Maps. I partecipanti hanno sottolineato come il progetto non si limiti solo allo studio della geografia, ma affronti anche temi sociali, urbani e ambientali, offrendo una prospettiva più ampia e trasversale. 

Anche in Kenya, alla Aga Khan Academy di Mombasa, è stato organizzato un primo incontro formativo che ha permesso ai docenti di “mettere le mani in pasta” sperimentando l’utilizzo dei mattoncini per provare delle prime attività di mappatura. Sono stati coinvolti insegnanti di lingue, di studi umanistici, scienze e di altre materie, dimostrando come le mappe non siano legate solo alla geografia, ma anche come possano favorire connessioni trasversali e offrire nuove prospettive per osservare ciò che ci circonda.

Anche in Italia, Irlanda e Spagna, le e gli insegnanti coinvolte/i hanno mostrato grande interesse per le attività del progetto e, a breve, saranno coinvolte/i in attività di formazione per iniziare al meglio l’anno scolastico e per supportare gli studenti e studentesse nell’essere parte attiva del cambiamento!

Se vuoi scoprire di più sul progetto Just Maps, visita il sito o contattaci a ineuropa@ineuropa.info

Nelle cucine dei futuri chef europei qualcosa di nuovo bolle in pentola. Non si tratta soltanto di sapori e tecniche ma di qualcosa in più…il nostro pianeta.

Con questo spirito, il progetto Erasmus+ Good Food – Sustainability in Catering Schools ha deciso di indagare come le scuole di ristorazione in Europa stanno affrontando il tema della sostenibilità, e quali passi restano ancora da fare.

Partner da Italia, Spagna, Germania e Paesi Bassi hanno appena concluso una fase di ricerca preliminare: l’obiettivo era capire quanto e come i temi della sostenibilità siano già integrati nella formazione dei futuri professionisti della ristorazione. 

Non solo numeri e statistiche: il team ha incontrato insegnanti, ascoltato studenti, osservato le lezioni e vissuto la vita scolastica dall’interno. Ne è emerso un quadro variegato: la sostenibilità è sul tavolo, ma non sempre dentro ogni ricetta.

Cosa abbiamo scoperto

  • Nei Paesi Bassi, al Koning Willem I College (KW1C) gli studenti mostrano curiosità ed entusiasmo, soprattutto nelle lezioni pratiche. Il programma integra i principi della Dutch Cuisine, ma spesso gli alunni non li collegano ai propri valori personali: le scelte quotidiane restano guidate da comodità e tendenze. Gli insegnanti sottolineano l’importanza dei tirocini per restare vicini al mondo del lavoro, ma emerge un bisogno più profondo: sviluppare una motivazione personale. Nonostante la sostenibilità sia parte della missione della scuola, il divario tra politiche e pratiche quotidiane resta evidente. Per colmare questa distanza, un modulo trasversale incentrato sul “making change happen”, sarà ideato per fornire a studenti e docenti strumenti concreti per trasformare la consapevolezza in azione.

  • In Germania, alla BSZ Ansbach,  gli studenti partecipano attivamente alle iniziative legate alla sostenibilità. Con particolare attenzione alla riduzione degli sprechi, al riciclo e all’utilizzo di ingredienti locali e di stagione. Grazie al loro impegno e al lavoro dei club ambientali, sono nati progetti creativi come giardini scolastici, eventi di scambio e riciclo delle bottiglie. Tuttavia, la sostenibilità non è ancora radicata in maniera strutturale in tutte le materie e in tutta la comunità scolastica. Docenti e studenti chiedono materiali didattici pronti all’uso, supporto da esperti esterni e maggiore cooperazione interdisciplinare, in più, alcune sfide permangono come budget ridotti, differenze di competenze e barriere linguistiche. Il progetto GoodFood interviene proprio su questi aspetti, sviluppando la creazione di materiali facili da utilizzare e visivamente accattivanti che promuovano azioni pratiche e favoriscano il coinvolgimento diretto degli studenti. L’obiettivo principale è ora quello di coltivare capacità essenziali come il critical thinking, il lavoro di squadra e la responsabilizzazione degli studenti.  Le opportunità da cogliere sono tante: più opzioni vegetariane e vegane in mensa, legami più stretti con i produttori locali e un maggiore coinvolgimento nelle iniziative sostenibili. Centrale sarà un cambio di ruolo per gli insegnanti: da istruttori a facilitatori per rendere gli studenti autonomi nel guidare il cambiamento verso la sostenibilità.

  • In Spagna, al Leioa Catering School la cultura basca è profondamente radicata e attribuisce grande valore ai prodotti locali. La scuola promuove attivamente i valori della sostenibilità in ogni ambito della ristorazione, ponendo un’attenzione speciale alla riduzione dello spreco alimentare. Un esempio? Lo studio interno che ha portato a ridurre le porzioni di pane, zucchero e sale nei pasti serviti. Inoltre, le eccedenze finiscono alla banca del cibo, grazie a una solida collaborazione. L’innovazione è un’altra parola chiave: l’istituto guarda con interesse a nuove tecnologie e, attraverso GoodFood, intende rafforzare i rapporti con produttori locali e valorizzare i prodotti stagionali.

  • In Italia, all’Istituto Superiore Mantegna di Brescia, la tradizione e l’innovazione si incontrano. L’alleanza con Slow Food rappresenta un punto di forza: studenti, docenti e dirigenza condividono una profonda consapevolezza sui temi della sostenibilità e dello spreco. L’approccio imprenditoriale adottato ha l’obiettivo di formare professionisti capaci di guidare il cambiamento. Grande attenzione è data anche all’inclusione culturale e sociale e alla riduzione dei materiali monouso. Ma il percorso non finisce qui: serve più concretezza e praticità nella didattica, più focus su pasti sani ed equilibrati, meno plastica nei laboratori e una comunicazione più visibile sull’alleanza con Slow Food. La volontà di crescere c’è: ora serve un approccio più sistematico per fare davvero la differenza.

Chi guida il cambiamento

La ricerca ha messo in luce anche i protagonisti di questa trasformazione, comuni a tutte le realtà visitate:

  • Gli studenti, cuore del percorso educativo e veri agenti di cambiamento;
  • Gli insegnanti, fondamentali nel trasmettere contenuti e pratiche sostenibili;
  • La dirigenza scolastica, chiamata a garantire politiche coerenti e di lungo periodo;
  • Il mondo del lavoro, dai fornitori agli imprenditori, ponte tra la formazione e la realtà professionale.

E ora, i prossimi passi

I dati raccolti gettano le basi per lo sviluppo dei prossimi strumenti del progetto GoodFood:

  • Un quadro metodologico e pratico replicabile in ogni scuola europea di catering;
  • Contenuti educativi che affrontano la sostenibilità alimentare da più prospettive: salute, ambiente, etica, cultura e riduzione degli sprechi;
  • Risorse per la formazione dei docenti, secondo il modello “train-the-trainer” volte alla promozione di pratiche di empowerment, awareness e di cambiamento dei comportamenti;
  • Strumenti digitali per integrare la sostenibilità in aula e nei laboratori di cucina.

Il messaggio è chiaro: le scuole europee di catering sono pronte al cambiamento. GoodFood vuole dare loro gli strumenti concreti per far sì che gli chef di domani diventino protagonisti attivi nelle loro comunità, contribuendo a un sistema alimentare più giusto, etico e sostenibile.

Stay tuned: il meglio deve ancora arrivare

 

Co-finanziato dall’Unione Europea. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione Europea o dell’Agenzia Esecutiva Europea per l’Istruzione e la Cultura (EACEA). Né l’Unione Europea né l’EACEA possono esserne ritenute responsabili.

Il 16 settembre, dalle ore 14,00 alle 15,30, si terrà il secondo webinar internazionale del progetto europeo SURF – Sustainable Rural Future, dal titolo “Empowering Rural Europe: Final Reflections from SURF”.

L’incontro sarà l’occasione per condividere le esperienze e i risultati emersi durante il progetto in merito alla sostenibilità rurale e all’adattamento ai cambiamenti climatici. SURF si propone di rafforzare le conoscenze delle comunità rurali sui temi del cambiamento climatico, attraverso la realizzazione di un percorso formativo che integri educazione formale e non formale, con l’obiettivo di favorire l’apprendimento e accompagnare la transizione verde nelle aree rurali.

Durante il webinar, i partner presenteranno i principali output del progetto, disponibili gratuitamente sui canali di SURF, e sarà ufficialmente lanciata la Rete Rurale Europea, sviluppata nell’ambito del percorso progettuale.

L’evento si svolgerà in lingua inglese, con la possibilità di attivare i sottotitoli nella propria lingua su Zoom.

Per partecipare è necessario compilare il form.

Scarica il programma.

Il valore aggiunto di un progetto europeo consiste nell’individuare iniziative già attive che possano arricchire il percorso in via di sviluppo, favorendo la creazione di sinergie. In questo contesto, GoodFood ha riconosciuto il progetto europeo CASKClimate Aware Seasonal Kitchen come un’opportunità significativa.

Partito nel 2023 e sviluppato nell’ambito del programma Erasmus+, il progetto CASK ha coinvolto professionisti della ristorazione in Irlanda con l’obiettivo di promuovere un approccio più sostenibile e inclusivo al cibo. L’iniziativa nasce dal dato di EUROSTAT che stabilisce che gli irlandesi spendono oltre il doppio della media europea in ristoranti e take-away, rendendo fondamentale il ruolo dei Food Service Industry Professionals (FSIPs) nella scelta degli ingredienti e nella definizione dei menu.

CASK ha voluto sensibilizzare questi attori chiave, offrendo un percorso di formazione su come utilizzare prodotti locali, stagionali e a basso impatto climatico senza rinunciare alla varietà richiesta da una società sempre più multiculturale. In questo modo il progetto si inserisce negli obiettivi del Green Deal europeo, che pone i sistemi alimentari sostenibili al centro della transizione ecologica.

Il partenariato ha sviluppato un percorso formativo dedicato ai FSIPs, organizzando workshop in presenza e online, creando un ricettario digitale sostenibile e una guida agli ingredienti alternativi (SCIAG), oltre a un sito web che raccoglie materiali, ricette e risorse per il settore. Grazie a questo lavoro sono stati coinvolti 12 professionisti della ristorazione, sono stati rilasciati 278 certificati di completamento del corso online e sono stati organizzati due eventi pubblici di grande successo, a Sonairte, nell’agosto e nel dicembre 2023.

L’esperienza e i risultati conseguiti costituiranno la base per un futuro progetto Erasmus+ di scala maggiore, coinvolgendo un consorzio più ampio di partner europei.

Il tema della sostenibilità alimentare, centrale in CASK, è anche al cuore del progetto GOOD FOOD di cui InEuropa è partner. Se CASK ha puntato a responsabilizzare i professionisti già attivi nella ristorazione, GOOD FOOD si concentra sui futuri cuochi e professionisti del settore, creando risorse e materiali didattici per le scuole alberghiere in Spagna, Paesi Bassi, Germania e Italia. L’obiettivo è quello di formare una nuova generazione di lavoratori consapevoli dell’impatto delle loro scelte, capaci di integrare abitudini sostenibili sia nella vita quotidiana sia nei futuri posti di lavoro. Tra i risultati attesi ci sono un framework metodologico e un piano di azioni replicabile in tutte le scuole europee, una piattaforma online con contenuti formativi e strumenti basati sul metodo “train-the-trainer”, oltre a casi di studio da condividere a livello europeo.

CASK e GOOD FOOD rappresentano due facce della stessa sfida: rendere il sistema alimentare più equo, sostenibile e resiliente, lavorando da un lato con i professionisti della ristorazione già in attività e dall’altro con le nuove generazioni che entreranno presto nel settore. Insieme, i due progetti contribuiscono a costruire un futuro in cui la cultura del cibo sia al tempo stesso inclusiva e rispettosa del pianeta.