InEuropa è stata ospite formatore di EUROPE LAB – strumenti, conoscenze e opportunità per il futuro dell’Europa, un percorso formativo e progettuale promosso dalla Provincia di Parma e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del bando per la cittadinanza europea. L’iniziativa è stata rivolta ai Comuni del territorio e si inserisce nel quadro delle politiche giovanili, con l’obiettivo di rafforzare le competenze degli enti locali sull’utilizzo degli strumenti europei a gestione diretta.

Nel corso del primo incontro, Andrea Pignatti e Barbara Grazzini hanno presentato le principali opportunità di finanziamento europee per il periodo 2021–2027, illustrando esempi concreti di progetti già realizzati dagli enti locali. Un momento di approfondimento pensato per fornire una visione chiara e operativa delle possibilità offerte dai programmi europei nel campo delle politiche giovanili.

Il secondo appuntamento ha invece avuto un taglio fortemente pratico, configurandosi come un vero e proprio laboratorio di progettazione. I partecipanti hanno lavorato insieme alla definizione di un potenziale progetto di interesse territoriale, simulando le fasi chiave della co-progettazione. Da questo confronto è nato un draft progettuale, destinato a essere ulteriormente sviluppato e candidato ai bandi europei del 2026.

InEuropa ha accompagnato i Comuni all’interno di EUROPE LAB, con l’obiettivo di trasformare le conoscenze acquisite in progetti concreti e candidabili, rafforzando la capacità degli enti locali di operare efficacemente nel contesto europeo.

Un sentito ringraziamento va alla Provincia di Parma per l’organizzazione e la realizzazione di questa iniziativa, alla Regione Emilia-Romagna per il sostegno, e a tutti i funzionari e amministratori degli enti locali per la partecipazione attiva, l’interesse e l’energia dimostrata durante l’intero percorso.

Si è concluso con grande successo il progetto partecipativo “Attraverso lo sguardo dell’altro”, culminato nell’inaugurazione della mostra fotografica “Sguardi Paralleli”.

L’iniziativa, realizzata con il supporto tecnico di InEuropa sin dalla sua fase di concezione, è stata guidata dall’associazione Pianeta APS (capofila) con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. Il progetto ha inoltre beneficiato della collaborazione di Porta Aperta Modena, dell’architetto Federico Monica, dello Studio Baobab e della stessa InEuropa.

Il cuore della mostra è rappresentato dalle immagini scattate da giovani richiedenti asilo, tra i 18 e i 22 anni, ospiti delle strutture di Porta Aperta. Gli scatti nascono per rispondere a una domanda profonda: “Come vedono Modena i ragazzi che qui stanno costruendo una nuova vita?”. Le fotografie esplorano i luoghi della città che per loro hanno assunto un significato speciale: spazi di aggregazione, punti di riferimento quotidiani e scenari che creano ponti invisibili ma fortissimi con le loro storie personali.

In occasione dell’inaugurazione, lo scorso 12 dicembre, si è tenuto inoltre il seminario “Migrazioni, la sfida dell’accoglienza e dell’integrazione”. L’incontro è stato un importante momento di confronto e condivisione di buone pratiche, che ha visto la partecipazione di rappresentanti del Comune di Modena, di Unimore, della Regione Emilia-Romagna e di Porta Aperta.

Un ringraziamento speciale a tutti i partner e, soprattutto, ai giovani fotografi che ci hanno permesso di guardare la nostra città con occhi nuovi.

Cosa significa lavorare per la democrazia? Cosa significa farsi avanti per i valori europei, opporsi a slogan populisti e antidemocratici, contribuire alla salvaguardia della nostra integrità democratica?

Stand Up for Europe!” ci ha dato l’opportunità di scoprirlo.

Il 10 e l’11 dicembre 2025 abbiamo avuto l’occasione di prendere parte a una straordinaria sessione di dialogo ospitata presso l’Università di Augusta, in Baviera. Questa opportunità ci è stata offerta dai partner del progetto Stand Up for Europe!, che ci hanno permesso di viaggiare verso un luogo straordinario, permeato dall’inconfondibile atmosfera del Natale bavarese.

Lì abbiamo potuto osservare da vicino le pratiche messe in atto da tutti gli attori coinvolti in Stand Up for Europe!, che hanno presentato il loro lavoro a sostegno del dialogo democratico e nella lotta contro il populismo, grazie al sostegno del programma europeo Erasmus+ e dalla visione comune alla base dell’iniziativa.

Il nostro viaggio nel nome della democrazia si è svolto in due giornate intense, ricche di attività, intervallate da momenti di esplorazione durante i quali abbiamo scoperto le (numerose!) sorprese della città di Augusta. Tra le aule di un campus universitario all’avanguardia e le sale rococò dei palazzi asburgici, siamo stati direttamente coinvolti nell’organizzazione e nello svolgimento di una conferenza che ha segnato la conclusione di una fase cruciale del progetto.

Il primo giorno, dedicato a un incontro organizzativo tra i partner in preparazione della conferenza del giorno successivo, si è svolto presso l’Università di Augusta, un luogo vibrante di vitalità accademica e impegno giovanile. Il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, abbiamo avuto l’opportunità di esplorare i suoi corridoi, mentre gli studenti coglievano l’occasione per allestire una mostra interattiva, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema per conto di diverse organizzazioni di volontariato alle quali partecipano con orgoglio e dedizione.

L’incontro con i partner, tenutosi all’interno del Dipartimento di Pedagogia, ha rappresentato un’importante occasione di confronto sui rispettivi modus operandi, facendo luce sui principali risultati previsti dal progetto. Successivamente, due studenti universitari hanno presentato la loro iniziativa volta alla tutela delle minoranze all’interno della comunità accademica. I valori di questa iniziativa sono pienamente in linea con la visione del progetto e siamo rimasti particolarmente colpiti dall’entusiasmo con cui un gruppo di giovani riesce a creare spazi di dialogo e di scambio multiculturale, favorendo l’accettazione reciproca tra persone provenienti da contesti culturali profondamente diversi ma che condividono armoniosamente lo stesso ambiente.

In queste differenze, la buona volontà degli studenti ha rivelato una potente opportunità di empowerment giovanile, che noi, come loro pari, abbiamo ammirato con sincero entusiasmo.

Il fulcro dell’esperienza è stata la Conferenza Finale, tenutasi il giorno seguente, l’11 dicembre.

La sede era di per sé mozzafiato: la Sala Rococò del Distretto di Svevia, una magnifica sala barocca bianca e oro che ha offerto una cornice perfetta per l’evento.

Studenti, partner, educatori e operatori della democrazia provenienti da contesti nazionali e culturali estremamente diversi erano presenti, uniti però da un comune e profondamente sentito senso di identità europea.

Dopo una breve introduzione e un’attività di team building, la mattinata si è sviluppata in un formato interattivo e dinamico. I partner hanno organizzato tavoli tematici nei quali hanno presentato le strategie attuate nei rispettivi territori per massimizzare l’impatto del progetto, insieme ai principali risultati raggiunti: un Handbook con 40 attività pratiche pensate per aiutare i giovani a confrontarsi con slogan antidemocratici; scenari online utili a sviluppare il pensiero critico dei giovani rispetto a possibili situazioni di conflitto quotidiano; un Report contenente le ricerche condotte nel 2024 sulla condizione democratica nei cinque Paesi coinvolti nel progetto (Germania, Italia, Turchia, Ungheria e Slovenia).

Siamo rimasti colpiti dall’ampiezza delle possibilità che la cooperazione europea basata sui progetti può aprire: da formati di dibattito innovativi a strategie digitali efficaci.

Particolarmente coinvolgenti e stimolanti sono stati il tavolo dedicato all’Handbook, dove si è svolta un’asta dei valori” (a quali valori europei saresti disposto a rinunciare — e a quale prezzo?), e la sessione guidata da InEuropa sulla disseminazione dei progetti, da tempo riconosciuta come la fase più critica e impegnativa di iniziative di questo tipo: coinvolgere pubblici reali, motivati e partecipativi.

 

Sit down, Think, Talk, Stand Up and Go Forward! — uno degli slogan emersi dai tavoli.

 

Il pomeriggio ha visto l’intervento del Prof. Dr. Klaus-Peter Hufer, ideatore dell’“Argumentation Training Countering Slogans”:

«Il silenzio è consenso – dispute produttive per una società aperta».

Il Professore ha condiviso la sua esperienza, radicata nel principio di uguaglianza tra le persone e nella pratica quotidiana, impegnativa ma necessaria, della difesa dei processi democratici, a partire da workshop partecipativi con i suoi studenti.

L’importanza dell’evento è stata chiaramente riconosciuta dal pubblico: oltre 100 partecipanti erano presenti, provenienti da numerosi Stati membri dell’UE e non solo.

In sintesi, dopo giornate impegnative ma entusiasmanti dedicate all’Europa e alla democrazia — arricchite da cibo tradizionale ed esplorazioni indimenticabili — torniamo a casa come cittadini più consapevoli, portando con noi, nel nostro piccolo, i valori di uguaglianza, dignità e democrazia che rappresentano la vera forza dell’Europa.

L’Europa emerge come un baluardo democratico all’interno di un sistema globale sempre più segnato da polarizzazione ed estremismo, investendo risorse significative in iniziative di vitale importanza come Stand Up for Europe!. Questi progetti contribuiscono a plasmare nuove e giovani coscienze democratiche — quelle che con orgoglio rivendichiamo di rappresentare — pronte a raccogliere il testimone nella lotta per la democrazia.

Ci auguriamo di essere all’altezza di questa responsabilità, ma Stand Up for Europe!, attraverso la sua conferenza finale ad Augusta, ci ha dimostrato che l’Europa è al nostro fianco e che i suoi cittadini hanno il coraggio di alzarsi in piedi per Lei.

 

Matteo Zaccarelli

Elisa Pignatti

In tutto il mondo, le persone e le comunità si stanno unendo alla lotta per la giustizia climatica, chiedendo urgentemente azioni  indirizzate a diminuire l’impatto del cambiamento climatico sulle loro vite e sul pianeta. Questo movimento vuole soluzioni che non solo proteggano l’ambiente, ma che sostengano anche l’uguaglianza e i diritti umani. 

Tuttavia, in questo contesto, la voce delle persone con disabilità è spesso assente, nonostante siano tra i soggetti più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Il nuovo progetto ‘ChangeABLE – Out and About for Climate Ability’ co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea mira a cambiare questo stato di fatto.

Il team di progetto, formato da Global Action Plan Ireland, InEuropa SRL, agado – Gesellschaft für nachhaltige Entwicklung sarà affiancato da tre organizzazioni che lavorano con esperienza insieme alle persone con disabilità: Prosper Social Care Services CLG in Irlanda, COOPATTIVA Cooperativa Sociale Onlus in Italia e die reha e.V. in Germania. Insieme, hanno ideato questo progetto per mettere la disabilità al  centro del discorso e delle azioni di difesa del clima

Durante i prossimi 3 anni, i partner lavoreranno nei 3 paesi per:

  • Creare momenti di condivisione di idee e conoscenze durante gli incontri transnazionali;
  • Creare una valutazione dei bisogni per comprendere al meglio le necessità e il supporto richiesto legato alla formazione;
  • Svolgere un programma formativo personalizzato per rafforzare le competenze nella messa a punto di campagne di advocacy;
  • Co-creare campagne di difesa del clima inclusive basate su priorità locali ed esperienze personali.

Inoltre, il progetto vorrebbe aumentare la partecipazione del gruppo target nei forum pubblici e negli eventi di comunità, in modo che le persone con disabilità abbiano più opportunità per condividere le proprie prospettive e di proporre soluzioni sul dibattito climatico. 

Entro la fine del progetto, i e le partecipanti avranno gli strumenti, la fiducia e le reti per creare e sostenere in maniera effettiva azioni climatiche che coinvolgano chiunque, indistintamente. Inoltre, delle linee guida pratiche e dei report sulle buone pratiche aiuteranno le altre organizzazioni a promuovere campagne di advocacy che coinvolgano attivamente le persone con disabilità.

Un movimento si crea lì dove la voce di chiunque conta nel modellare un futuro giusto e sostenibile.

 

Per maggiori informazioni, rivolgersi al team di InEuropa: ineuropa@ineuropa.info

Al giorno d’oggi, quando si parla di cambiamento climatico, la mente corre subito all’inquinamento delle grandi città, alle emissioni industriali, ai trasporti e alla produzione energetica.

Tuttavia, la minaccia più silenziosa e insidiosa colpisce prima di tutto le piccole realtà rurali, le campagne e le comunità agricole, dove l’equilibrio con l’ambiente è più fragile ma anche più autentico.

È proprio su queste dimensioni, troppo spesso trascurate, che pone l’attenzione SURF – Sustainable Rural Future, un progetto che ci ha mostrato come la sfida climatica possa avere un forte impatto nella semplicità e nella forza delle zone rurali.

L’iniziativa ci ha riuniti a Palermo, dal 28 al 29 ottobre, per un workshop interattivo che ha coinvolto diversi stakeholder provenienti da Italia, Spagna, Slovenia e studenti Erasmus di varie nazionalità. Un mosaico di idee, esperienze e prospettive che ha dato vita a un dialogo costruttivo con un obiettivo comune: riflettere insieme su come rendere le nostre campagne più resilienti, sostenibili e capaci di affrontare le sfide future.

Durante la nostra esperienza di cooperazione, abbiamo contribuito ad approfondire temi fondamentali come l’economia circolare, la partecipazione attiva dei cittadini, la responsabilità individuale e collettiva e gli ostacoli che ancora frenano la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili.

Il progetto è stato arricchito da un momento di esperienza diretta sul campo: la visita a un agriturismo locale, in cui abbiamo avuto anche l’opportunità di imparare le ricette, assistere alla preparazione di piatti tipici della cucina siciliana per poi gustarli insieme. Un’attività divertente, unica e coinvolgente, che ha unito ogni paese con grande entusiasmo. 

L’agriturismo, con le sue pratiche che si sono evolute e trasformate nel tempo,  è considerato un esempio concreto di adattamento al cambiamento climatico. Pertanto, la proprietaria ci ha illustrato come le mutate condizioni ambientali abbiano imposto scelte difficili ma innovative: nuove colture, gestione più attenta delle risorse idriche, riduzione degli sprechi e sperimentazione di tecniche agricole più resilienti. 

In quel contesto abbiamo compreso che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di decisioni, sacrifici e visione per il futuro.

SURF ci ha insegnato che la lotta al surriscaldamento globale non è soltanto una questione ambientale: è anche una sfida sociale, culturale e comunitaria. Significa proteggere un patrimonio di tradizioni, relazioni umane e saperi che rischiano di scomparire. Solo attraverso la cooperazione locale e internazionale possiamo garantire la continuità di queste radici e costruire insieme una prospettiva più equa e sostenibile per tutti.

In un mondo sempre più veloce e frenetico, la consapevolezza e l’aiuto reciproco diventano le nostre armi più potenti per affrontare il cambiamento. Ed è proprio dalle campagne, dall’apparente semplicità della vita rurale, che può nascere la trasformazione più autentica.

Questo è l’obiettivo di SURF: partire dal piccolo per pensare in grande, perché il futuro sostenibile del pianeta nasce proprio dove la terra incontra la cura delle persone.

 

Elisa P. e Emma L.

Alla Ducati, SHINE porta un nuovo modo di pensare ai motori: quello del pensiero sistemico. Un approccio che guarda oltre la meccanica, per connettere persone, processi e innovazione. 

Grazie all’intervento del professore di Didattica della Fisica dell’Università di Bolzano – Federico Corni – la formazione sul pensiero sistemico utilizzata nel progetto europeo Erasmus+ SHINE mainstreaming Systems tHinking In Natural sciences and Environmental education è arrivata in corsa alla Fisica in Moto, il laboratorio di formazione in Fisica della Ducati.

Grazie a questa formazione, molti insegnanti di scuole primarie e secondarie hanno conosciuto da vicino l’applicazione del pensiero sistemico partecipando ad esperimenti e ragionando insieme nei vari contesti proposti.

Mettendo le mani in pasta, e sugli acceleratori, i partecipanti del corso hanno appreso i principi e gli strumenti del system thinking per applicarlo nel contesto scolastico attraverso la mappatura dei sistemi utilizzando il modello Feedback Loop e il modello Stock & Flow.

Questi 2 modelli sono alla base del progetto SHINE che vuole utilizzare il pensiero sistemico in relazione alle scienze naturali e ai cambiamenti climatici nelle scuole europee con studenti e studentesse dagli 8 ai 16 anni utilizzando strumenti didattici innovativi. 

A tal fine, il team di progetto di cui InEuropa è parte (insieme a università provenienti da Germania, Italia, Portogallo ed Estonia) sta finalizzando un gioco online ed offline che verrà testato da insegnanti e studenti prima di essere reso disponibile per chiunque abbia voglia di introdurre il pensiero sistemico nelle proprie aule.

Se vuoi conoscere più approfonditamente il progetto SHINE e il pensiero sistemico scrivi a ineuropa@ineuropa.info e visita questo sito.

L’8 e il 9 ottobre 2025, il team italiano del progetto Erasmus+ Good Food: Sustainability in Catering Schools, composto da InEuropa, Fondazione Castello di Padernello e due docenti dell’Istituto Superiore Andrea Mantegna di Brescia, si è recato nel comune di ‘s-Hertogenbosch, nei Paesi Bassi, per l’incontro transnazionale di formazione che ha coinvolto tutti i partner. 

Ospiti della scuola alberghiera Koning Willelm I, gli insegnanti di cucina dei vari Istituti coinvolti (da Spagna, Germania oltre che Italia e Olanda) sono stati protagonisti dei due giorni di formazione all’insegna della sostenibilità, del buon cibo e non solo. 

L’intera squadra di lavoro, infatti, ha avuto la possibilità di scambiare conoscenze ed esperienze nel campo della sostenibilità in cucina e di lavorare insieme per accrescere il proprio impatto nelle scuole relativamente alle 5 aree tematiche di Good Food (Cibo e: Cultura, Salute, Etica, Ambiente e Spreco). Gli insegnanti e i partner di GAP I hanno così ragionato insieme sui punti di forza e debolezza di ogni Istituto, riflettendo sui limiti e sulle opportunità per insegnare ai cuochi del domani come affrontare e promuovere una maggiore sostenibilità in cucina.

Attraverso una “Caccia al Tesoro”, l’intero team di progetto, suddiviso in squadre, è andato alla scoperta del College Koning Willelm I, cercando opportunità di miglioramento per la propria scuola prendendo spunto da errori e buoni esempi dell’Istituto ospitante. Durante l’attività, i partecipanti hanno visitato i laboratori di cucina, i ristoranti didattici, la dispensa, e i luoghi di smaltimento dei rifiuti.

Con questa ed altre attività è stato possibile iniziare a costruire insieme un piano d’azione su misura per ogni scuola da attuare al proprio rientro con l’obiettivo di innescare un processo che renda gli e le insegnanti insieme a studenti e studentesse portatori e portatrici attivi/e del cambiamento (veri e propri changemakers) a scuola e nei futuri luoghi di lavoro. 

Durante i due giorni, non potevano inoltre mancare momenti dedicati interamente al cibo. È così che il College Koning Willelm I ha fatto scoprire le meraviglie della Dutch Cuisine: una cucina all’insegna della sostenibilità che utilizza solo ed esclusivamente prodotti locali e di stagione e che tenta, attraverso creatività e innovazione, di limitare il più possibile l’utilizzo delle proteine animali, prediligendo frutta e verdura in ogni singolo piatto, senza rinunciare al gusto.

Ecco uno dei pensieri degli insegnanti di cucina nonché Chef italiani che hanno deciso di unirsi al percorso di Good Food:

“Davvero una scoperta la Dutch Cuisine. Noi siamo molto legati alla tradizione e facciamo fatica ad innovare ma l’incontro in Olanda e con la Dutch Cuisine è una bella opportunità per uscire fuori dagli schemi e unire tradizione, risorse locali, innovazione e creatività!”

InEuropa, Fondazione Castello di Padernello e gli insegnanti dell’Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia hanno preso molti spunti da questa esperienza e si incontreranno nuovamente per portare a termine il Piano d’Azione e avviare insieme il processo di cambiamento verso una visione di scuola alberghiera dedita ad un’alimentazione e una cucina sempre più sostenibile, in linea anche con la filosofia Slow Food, di cui l’Istituto Mantegna è portavoce in quanto membro dell’Alleanza dei Cuochi.

Ringraziamo GAP Nederland e il Koning Willelm I College per l’ospitalità, per averci fatto scoprire la Dutch Cuisine e i suoi principi e per averci accolto a braccia aperte! Il team italiano porta con sé tantissimi spunti e un grande esempio a cui fare riferimento.

Quando si parla di adattamento ai cambiamenti climatici, spesso si pensa a soluzioni urbane o a grandi strategie globali. Ma cosa accade realmente nelle aree rurali?

Il progetto SURF – Sustainable Rural Future ha raccolto numerose pratiche di adattamento ai cambiamenti climatici nelle zone rurali di tutta Europa – e non solo – e ha presentato uno strumento innovativo pensato per farle conoscere e valorizzarle. 

Questo strumento, insieme agli altri risultati del progetto, è stato presentato il 16 settembre 2025 al secondo webinar internazionale di SURF.

L’incontro, che ha riunito partecipanti provenienti da numerosi Paesi, è stato l’occasione per condividere il percorso attuato con SURF e le risorse sviluppate e per connettere tra loro gli attori principali del cambiamento nelle zone rurali, grazie anche al lancio della Rete Rurale Europea di SURF.

Al webinar hanno preso parte professionisti del settore ma anche cittadini, rappresentanti delle varie associazioni locali, figure accademiche – tra cui giovani ricercatori e ricercatrici – interessati a scoprire come agire in contesti rurali per sviluppare azioni innovative e strategie di adattamento alle sfide poste dai cambiamenti climatici nelle aree rurali.

Grazie al lavoro dei partner, i partecipanti hanno potuto conoscere e testare i risultati di SURF, in particolare:

  • I workshop locali, che hanno permesso ai partecipanti nelle varie realtà locali di interagire e analizzare insieme i rischi principali legati agli eventi climatici estremi che il territorio vive e le possibili soluzioni da adottare;
  • La Mappa delle Buone Pratiche, uno strumento interattivo che raccoglie progetti, iniziative e soluzioni messe in atto da diverse comunità rurali per adattarsi ai cambiamenti climatici. Può essere consultata ed utilizzata per scoprire, in base al settore economico e alla tipologia di rischio climatico affrontato, quali azioni di adattamento sono state già messe in atto;
  • Una Guida alle Buone Pratiche, utile per conoscere il funzionamento della Mappa e alcuni degli esempi inseriti al suo interno;
  • Il Manuale sui Cambiamenti Climatici per le aree rurali, progettato per migliorare la comprensione e l’impegno nell’adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare nelle zone rurali;
  • La Rete Rurale Europea, nasce come network che riunisce soggetti interessati a rimanere in contatto e a creare sinergie per migliorare la gestione delle zone rurali. L’obiettivo è promuovere pratiche di adattamento ai cambiamenti climatici e favorire la partecipazione attiva delle realtà pubbliche e private locali.

È proprio per favorire la condivisione di esperienze, il confronto e dialogo tra attori locali a tutti i livelli, che i partner hanno pensato di istituire la Rete Rurale Europea a cui numerose realtà rurali hanno già aderito per promuovere la collaborazione e creare sinergie anche tra territori distanti ma che condividono stesse problematicità legate ai cambiamenti climatici.

Durante il webinar, chiave è stato l’intervento del Prof. Antonio Javier González Rueda – Direttore del Coordination Secretariat and Commissioner dell’Università di Cadiz – che ha sottolineato l’importanza della partecipazione della comunità locale per poter individuare ed attuare soluzioni durature e la necessità di utilizzare un linguaggio meno burocratico e alla portata dei cittadini per favorire ed incrementare un loro attivo coinvolgimento. Solo così, valorizzando la loro creatività, la cultura e il patrimonio locale, è possibile stimolare una partecipazione attiva e lo spirito di iniziativa e promuovere  uno sviluppo rurale effettivo. 

Vuoi saperne di più? Ecco due modi per approfondire:

  1. Guarda la registrazione del webinar cliccando qui
  2. Salva questo link per partecipare online all’evento finale del progetto SURF

Il 28 ottobre 2025, i partner del progetto Surf – Sustainable Rural Future lavoreranno insieme a stakeholder provenienti dai 3 paesi partecipanti a Palermo,  per consolidare la Rete Rurale Europea nata nell’ambito di SURF e gettare le basi per nuove iniziative che possano contribuire ad attivare e promuovere iniziative di adattamento al cambiamento climatico.

Se desideri ricevere ulteriori informazioni, scrivi a ineuropa@ineuropa.info .

Sentirsi parte attiva di una comunità non è semplice, soprattutto quando si è piccoli. A volte, non si ha ancora chiaro cosa sia davvero una comunità o cosa significhi essere parte attiva di un cambiamento. 

Eppure, con il loro sguardo unico sul mondo, bambini e bambine possono designare un cambiamento tutto nuovo e ricco di spunti anche per gli adulti.

Proprio per questo abbiamo ritenuto che il progetto Erasmus+ Just Maps – Schools strengthening global citizenship by mapping local communities potesse giocare un ruolo importante nel  sostenere i più giovani a diventare cittadini attivi e globali, attraverso la creazione e l’immaginazione di strumenti adatti, insieme agli insegnanti e alle insegnanti di scuole provenienti da Italia, Spagna, Polonia, Irlanda e Kenya.

Proprio i e le docenti sono i co-protagonisti attivi di questa storia: si impegnano a coinvolgere e formare altri insegnanti per prendere parte al progetto, presentando loro l’idea principale di Just Maps – mappare le comunità e i luoghi di appartenenza alla ricerca di ingiustizie sociali ed ambientali.

Il percorso prevede infatti che studenti e studentesse coinvolte imparino a conoscere e a sentirsi parte della società in cui vivono, osservandola da vicino, comprendendone le dinamiche e tentando di trovare soluzioni alle problematiche evidenziate. A partire da questo lavoro, potranno dialogare con i policy-maker locali e proporre loro dei piani di azione.

Per fare ciò, gli insegnanti coinvolti non si sono fermati neanche in estate! Infatti, molti sono stati gli incontri formali ed informali organizzati, che gli insegnanti già parte del progetto hanno tenuto con il corpo docente affrontando tematiche tra cui:

  • Cos’è una mappa e che tipologie di mappa esistono
  • Come e cosa mappare
  • Gli strumenti utili per mappare
  • Il ruolo dei docenti e di Just Maps

In Polonia, a luglio, alla Prus High School, quasi 50 insegnanti hanno partecipato a un primo incontro di presentazione di Just Maps. I partecipanti hanno sottolineato come il progetto non si limiti solo allo studio della geografia, ma affronti anche temi sociali, urbani e ambientali, offrendo una prospettiva più ampia e trasversale. 

Anche in Kenya, alla Aga Khan Academy di Mombasa, è stato organizzato un primo incontro formativo che ha permesso ai docenti di “mettere le mani in pasta” sperimentando l’utilizzo dei mattoncini per provare delle prime attività di mappatura. Sono stati coinvolti insegnanti di lingue, di studi umanistici, scienze e di altre materie, dimostrando come le mappe non siano legate solo alla geografia, ma anche come possano favorire connessioni trasversali e offrire nuove prospettive per osservare ciò che ci circonda.

Anche in Italia, Irlanda e Spagna, le e gli insegnanti coinvolte/i hanno mostrato grande interesse per le attività del progetto e, a breve, saranno coinvolte/i in attività di formazione per iniziare al meglio l’anno scolastico e per supportare gli studenti e studentesse nell’essere parte attiva del cambiamento!

Se vuoi scoprire di più sul progetto Just Maps, visita il sito o contattaci a ineuropa@ineuropa.info

Nelle cucine dei futuri chef europei qualcosa di nuovo bolle in pentola. Non si tratta soltanto di sapori e tecniche ma di qualcosa in più…il nostro pianeta.

Con questo spirito, il progetto Erasmus+ Good Food – Sustainability in Catering Schools ha deciso di indagare come le scuole di ristorazione in Europa stanno affrontando il tema della sostenibilità, e quali passi restano ancora da fare.

Partner da Italia, Spagna, Germania e Paesi Bassi hanno appena concluso una fase di ricerca preliminare: l’obiettivo era capire quanto e come i temi della sostenibilità siano già integrati nella formazione dei futuri professionisti della ristorazione. 

Non solo numeri e statistiche: il team ha incontrato insegnanti, ascoltato studenti, osservato le lezioni e vissuto la vita scolastica dall’interno. Ne è emerso un quadro variegato: la sostenibilità è sul tavolo, ma non sempre dentro ogni ricetta.

Cosa abbiamo scoperto

  • Nei Paesi Bassi, al Koning Willem I College (KW1C) gli studenti mostrano curiosità ed entusiasmo, soprattutto nelle lezioni pratiche. Il programma integra i principi della Dutch Cuisine, ma spesso gli alunni non li collegano ai propri valori personali: le scelte quotidiane restano guidate da comodità e tendenze. Gli insegnanti sottolineano l’importanza dei tirocini per restare vicini al mondo del lavoro, ma emerge un bisogno più profondo: sviluppare una motivazione personale. Nonostante la sostenibilità sia parte della missione della scuola, il divario tra politiche e pratiche quotidiane resta evidente. Per colmare questa distanza, un modulo trasversale incentrato sul “making change happen”, sarà ideato per fornire a studenti e docenti strumenti concreti per trasformare la consapevolezza in azione.

  • In Germania, alla BSZ Ansbach,  gli studenti partecipano attivamente alle iniziative legate alla sostenibilità. Con particolare attenzione alla riduzione degli sprechi, al riciclo e all’utilizzo di ingredienti locali e di stagione. Grazie al loro impegno e al lavoro dei club ambientali, sono nati progetti creativi come giardini scolastici, eventi di scambio e riciclo delle bottiglie. Tuttavia, la sostenibilità non è ancora radicata in maniera strutturale in tutte le materie e in tutta la comunità scolastica. Docenti e studenti chiedono materiali didattici pronti all’uso, supporto da esperti esterni e maggiore cooperazione interdisciplinare, in più, alcune sfide permangono come budget ridotti, differenze di competenze e barriere linguistiche. Il progetto GoodFood interviene proprio su questi aspetti, sviluppando la creazione di materiali facili da utilizzare e visivamente accattivanti che promuovano azioni pratiche e favoriscano il coinvolgimento diretto degli studenti. L’obiettivo principale è ora quello di coltivare capacità essenziali come il critical thinking, il lavoro di squadra e la responsabilizzazione degli studenti.  Le opportunità da cogliere sono tante: più opzioni vegetariane e vegane in mensa, legami più stretti con i produttori locali e un maggiore coinvolgimento nelle iniziative sostenibili. Centrale sarà un cambio di ruolo per gli insegnanti: da istruttori a facilitatori per rendere gli studenti autonomi nel guidare il cambiamento verso la sostenibilità.

  • In Spagna, al Leioa Catering School la cultura basca è profondamente radicata e attribuisce grande valore ai prodotti locali. La scuola promuove attivamente i valori della sostenibilità in ogni ambito della ristorazione, ponendo un’attenzione speciale alla riduzione dello spreco alimentare. Un esempio? Lo studio interno che ha portato a ridurre le porzioni di pane, zucchero e sale nei pasti serviti. Inoltre, le eccedenze finiscono alla banca del cibo, grazie a una solida collaborazione. L’innovazione è un’altra parola chiave: l’istituto guarda con interesse a nuove tecnologie e, attraverso GoodFood, intende rafforzare i rapporti con produttori locali e valorizzare i prodotti stagionali.

  • In Italia, all’Istituto Superiore Mantegna di Brescia, la tradizione e l’innovazione si incontrano. L’alleanza con Slow Food rappresenta un punto di forza: studenti, docenti e dirigenza condividono una profonda consapevolezza sui temi della sostenibilità e dello spreco. L’approccio imprenditoriale adottato ha l’obiettivo di formare professionisti capaci di guidare il cambiamento. Grande attenzione è data anche all’inclusione culturale e sociale e alla riduzione dei materiali monouso. Ma il percorso non finisce qui: serve più concretezza e praticità nella didattica, più focus su pasti sani ed equilibrati, meno plastica nei laboratori e una comunicazione più visibile sull’alleanza con Slow Food. La volontà di crescere c’è: ora serve un approccio più sistematico per fare davvero la differenza.

Chi guida il cambiamento

La ricerca ha messo in luce anche i protagonisti di questa trasformazione, comuni a tutte le realtà visitate:

  • Gli studenti, cuore del percorso educativo e veri agenti di cambiamento;
  • Gli insegnanti, fondamentali nel trasmettere contenuti e pratiche sostenibili;
  • La dirigenza scolastica, chiamata a garantire politiche coerenti e di lungo periodo;
  • Il mondo del lavoro, dai fornitori agli imprenditori, ponte tra la formazione e la realtà professionale.

E ora, i prossimi passi

I dati raccolti gettano le basi per lo sviluppo dei prossimi strumenti del progetto GoodFood:

  • Un quadro metodologico e pratico replicabile in ogni scuola europea di catering;
  • Contenuti educativi che affrontano la sostenibilità alimentare da più prospettive: salute, ambiente, etica, cultura e riduzione degli sprechi;
  • Risorse per la formazione dei docenti, secondo il modello “train-the-trainer” volte alla promozione di pratiche di empowerment, awareness e di cambiamento dei comportamenti;
  • Strumenti digitali per integrare la sostenibilità in aula e nei laboratori di cucina.

Il messaggio è chiaro: le scuole europee di catering sono pronte al cambiamento. GoodFood vuole dare loro gli strumenti concreti per far sì che gli chef di domani diventino protagonisti attivi nelle loro comunità, contribuendo a un sistema alimentare più giusto, etico e sostenibile.

Stay tuned: il meglio deve ancora arrivare

 

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