Il sito del progetto Erasmus+ ChangeABLE – Il nostro clima, Il nostro cambiamento è finalmente online e disponibile nelle tre lingue di progetto (italiano, inglese e tedesco).

Il sito ChangeABLE permetterà di seguire le attività di progetto, le risorse che saranno prodotte e i primi risultati concreti!

A breve, saranno disponibili online i risultati dei questionari sulla percezione del cambiamento climatico somministrati all’interno delle organizzazioni partner e non solo. L’obiettivo è la creazione di un programma di apprendimento sul clima e sulle azioni climatiche che prenda in considerazione gli interessi degli e delle Ambassador del progetto oltre che alle proprie esigenze.

Vuoi saperne di più su ChangeABLE? Guarda questo video collegandoti al sito https://changeableproject.eu/it/

Ad un anno e mezzo dall’inizio del progetto Just Maps – Schools strengthening global citizenship by mapping local communities siamo lieti di condividere i primi risultati.

Più di 9 scuole coinvolte in 4 Paesi europei e in Kenya, 225 educatori ed educatrici formati e più di 340 studenti e studentesse coinvolti attivamente nel processo di participatory mapping nelle loro città. Gli alunni e alunne che si sono impegnati nella prima fase di mappatura delle aree locali alla ricerca di ingiustizie sociali e ambientali, si cimenteranno nella creazione delle mappe digitali e cartacee che saranno presentate dagli studenti stessi durante il meeting transnazionale di Zaragoza, ad ottobre 2026.

Il percorso Just Maps che ogni scuola sta seguendo diventerà un percorso formativo accessibile online.

Stay tuned per scoprire i prossimi aggiornamenti!

Vuoi conoscere di cosa si occupa il nostro progetto ChangeABLE – Out and About for Climate Ability, condotto in Italia da InEuropa insieme a Coopattiva di Modena ?

In questo breve video raccontiamo obiettivi, attività e visione del progetto.

L’impatto del progetto Erasmus+ Stand Up for Europe! continua a farsi sentire sul campo.

Nato per formare operatori e operatrici giovanili e gli stessi giovani nel contrasto agli slogan antidemocratici e populisti attraverso il metodo argomentativo, il progetto ha lasciato in eredità un Curriculum teorico e pratico composto da 40 attività laboratoriali. Due recenti iniziative dimostrano come questi strumenti siano vivi e capaci di generare riflessioni profonde, sia a livello locale che internazionale.

Il 20 maggio, gli spazi dell’Istituto Tecnico Rosa Luxemburg di Bologna hanno ospitato un laboratorio Stand Up for Europe! condotto da InEuropa, destinato a dodici tra studenti e studentesse e due docenti della classe 5 ES. All’evento ha preso parte il Consigliere comunale e Consigliere metropolitano di Bologna, Franco Cima, che ha promosso l’iniziativa. L’obiettivo era mettere in atto dinamiche di confronto e dialogo sul tema della democrazia in modo interattivo e partecipativo, proprio in linea con quanto propone il curriculum di Stand Up for Europe!

Gli studenti e studentesse si sono da subito messi in gioco esercitandosi nell’ascolto attento dell’altro/a, condividendo i propri punti di vista sui concetti di democrazia e cittadinanza attiva. Il laboratorio è stato impostato con un crescendo di interazione e partecipazione che, attraverso lo storytelling, ha permesso loro di immaginare uno scenario di squilibrio in una costruzione tridimensionale della società: porsi domande, trovare le risposte, cercare soluzioni alle relazioni, alle dinamiche di potere e di rivolta che sono emerse dai racconti, cercando di affrontarela sfida di ristabilire l’ordine democratico.

Ci ha fatto riflettere il fatto che la classe, molto preparata sui temi della democrazia e del diritto da un punto di vista teorico, ha focalizzato le proprie soluzioni esclusivamente su dinamiche di conflitto diretto. La creazione di spazi di dialogo o la ricerca di obiettivi comuni per risolvere la crisi, non sono state prese in considerazione come possibili azioni risolutive e approcci di cui la società potrebbe fare tesoro. Questa parzialità ha aperto un dibattito fondamentale sull’importanza, spesso sottovalutata, dei luoghi di mediazione e confronto costruttivo nella gestione del bene comune.

Forte di questa consapevolezza, gli studenti e studentesse sono stati/e in grado di lavorare in squadra per dare una propria definizione di democrazia, stimolati da “citazioni sulla democrazia” scelte da ognuno di loro: sono emerse l’importanza e l’accesso per tutti all’educazione, all’istruzione, la necessità di sviluppo di conoscenza e consapevolezza, il diritto di voto, come elementi chiave alla base di una società democratica. La scuola come luogo chiave per sviluppare una coscienza democratica.  Il percorso si è chiuso con un “blind ranking” sui valori che ha fatto emergere quanto sia difficile posizionare valori fondamentali in ordine di importanza. Ci siamo portate a casa la bellezza del dialogo, dell’ascolto e del confronto per dare voce alle idee dei giovani. Le insegnanti sono rimaste colpite dall’approccio adottato e hanno rilevato una grande potenzialità per la gestione delle relazioni in classe.

Il giorno successivo, la dimensione del confronto e del dialogo si è ampliata a livello internazionale con un evento online su Zoom, focalizzato sulla pratica del dialogo strutturato. L’iniziativa, organizzata dall’organizzazione partner slovena Socialna Akademija in collaborazione con il Dialogue Network e con InEuropa come partner ha visto la partecipazione di 37 persone collegate da 11 paesi diversi, tra cui, oltre all’Italia, l’Ucraina, la Polonia e il Kenya.

Il cardine tecnologico e metodologico della serata è stata l’applicazione “Hard Topics“, uno degli strumenti pratici inseriti nel curriculum di Stand Up for Europe!, un’app che permette di abbinare  “opponenti”, ovvero persone che hanno manifestato, attraverso un questionario, le maggiori divergenze di opinione. Gli argomenti al centro del confronto hanno toccato nodi cruciali del dibattito contemporaneo come democrazia, libertà e responsabilità, tecnologia, intelligenza artificiale e influenza dei media, relazioni, identità e ruoli sociali, fino al futuro della società e al bene comune.

Dopo il match digitale, i e le partecipanti sono stati divisi a coppie all’interno di stanze virtuali per un confronto diretto della durata di trenta minuti. L’esperienza ha richiesto a ciascuno di uscire con coraggio dalla propria zona di comfort, dedicando il proprio tempo in un contesto sociale in cui il tempo sembra sempre mancare. I feedback raccolti al termine dell’evento hanno confermato il valore dell’esperimento: i e le partecipanti hanno accettato la sfida di conversare con sconosciuti, praticando un ascolto attivo e una condivisione onesta, dimostrando concretamente che un dialogo rispettoso e profondo è possibile anche a fronte di radicali divergenze di partenza. Citiamo alcuni dei feedback raccolti al termine dell’esperienza:

«Penso che sia stata un’esperienza davvero positiva. Si trattava di argomenti davvero complessi, ma siamo riusciti a trovare un terreno comune su alcuni di essi senza cercare di imporre il nostro punto di vista o di costringere l’altro ad allinearsi alle nostre opinioni.»

«Abbiamo avuto una conversazione rispettosa, abbiamo condiviso le nostre opinioni apertamente e alla fine ci siamo resi conto che in realtà eravamo d’accordo su molte cose.»

«Io e il mio partner di dibattito ci siamo resi conto che, una volta compreso il background dell’altro, eravamo d’accordo.»

«L’esperienza è stata assolutamente fantastica.  Si è scoperto che la maggior parte delle differenze non erano realmente tali, ma solo una questione di prospettiva.»

L’eredità di Stand Up for Europe! risiede proprio in questo: nella capacità di trasformare gli studi teorici sul contrasto ai populismi in spazi concreti di partecipazione, capaci di attivarsi tanto tra i banchi di una scuola superiore quanto attraverso i canali digitali europei.

Tutte le risorse prodotte dal progetto Stand Up for Europe! sono completamente accessibili al sito https://www.standup4.eu/. Per saperne di più scrivi a ineuropa@ineuropa.info.

Immaginate di entrare in una scuola alberghiera e di guardare gli spazi di tutti i giorni con occhi completamente nuovi: potreste scoprire come renderli migliori, più sostenibili e più vicini al benessere di ognuno. È esattamente quello che è accaduto alle studentesse e agli studenti dell’Istituto Alberghiero Andrea Mantegna di Brescia, protagonisti di un viaggio all’interno del progetto europeo Erasmus+ “GoodFood – sustainability in catering schools”, un’iniziativa che unisce le scuole alberghiere di quattro Paesi: Italia, Germania, Spagna e Olanda.

Per gli alunni/e, tutto ha avuto inizio il 9 gennaio scorso, con una “caccia al tesoro” alla ricerca di “opportunità di miglioramento” in termini di sostenibilità ambientale e alimentare all’interno degli spazi scolastici, esplorando in particolare il magazzino, il bar scolastico, il laboratorio di cucina e quello di pasticceria.

Da quel primo giorno di esplorazione è nato un percorso di riflessione che ha toccato tre aree cruciali del progetto: Cibo & Salute, Cibo & Ambiente e Cibo & Spreco. Un gruppo di studenti e studentesse del terzo anno – i GoodFooders – ha analizzato ogni punto emerso dalla caccia al tesoro, valutando insieme anche i possibili ostacoli reali al cambiamento. Hanno così iniziato a notare dettagli ragionando su possibili proposte e soluzioni.

La ricerca è stata condotta attraverso una attenta osservazione dei luoghi e dei comportamenti delle persone, con interviste formali e conversazioni informali e raccolta dati permettendo al gruppo di delineare il contesto di partenza e verificare anche quali fossero le motivazioni alla base delle scelte alimentari, per es., degli studenti e delle studentesse al bar della scuola, così come alcune prassi seguite nei laboratori di cucina.

Al bar della scuola, ad esempio, è emerso che le opzioni più economiche, veloci e appetibili per gli studenti – come pizzette, panini con la cotoletta o piadine – sono anche le meno salutari. Al contrario, le alternative sane come insalate o zuppe hanno costi più elevati, richiedono tempi di consumo più lunghi e risultano meno attraenti per i giovani, diventando così una scelta quasi esclusiva di adulti e insegnanti. È stata inoltre evidenziata la mancanza di informazioni chiare su ingredienti e allergeni, così come l’assenza di opzioni adatte a specifiche esigenze alimentari, siano esse legate a intolleranze, scelte etiche (come il menu vegetariano o vegano) o motivi religiosi e culturali.

Spostandosi nei laboratori, l’attenzione si è concentrata sull’impatto ambientale: è stato notato un uso eccessivo di pellicola in plastica per conservare i cibi e di rotoloni di carta usa e getta, oltre a un ampio consumo di bottiglie di plastica a discapito di borracce riutilizzabili. Infine, sul fronte dello spreco, è stato osservato come alcuni ingredienti venissero utilizzati una sola volta per poi finire sul fondo dei frigoriferi.

Invece di fermarsi alla teoria, per circa due mesi i GoodFooders si sono trasformati in fotoreporter e ricercatori della sostenibilità. Armati di fotocamera, hanno documentato la realtà quotidiana e hanno raccolto dati quantitativi concreti, calcolando ad esempio il numero di rotoli e pellicole acquistati dalla scuola su base settimanale e mensile.

Cosa fare quindi per informare e motivare i propri pari, il corpo docente, lo staff della scuola a fare scelte più sostenibili? Come poter attivare un processo di cambiamento di scelte, abitudini, comportamenti? I nostri GoodFooders, supportati dal team di InEuropa e della Fondazione Castello di Padernello, e dalla dirigenza dell’Istituto stesso, hanno elaborato un piano di azione per poter sensibilizzare la comunità scolastica.

Il 24 e 28 aprile 2026 è stata quindi allestita una mostra fotografica con la funzione non solo di mostrare quanto rilevato a scuola durante la ricerca, ma anche di coinvolgere le persone a condividere proprie idee e pensieri per rendere la scuola ancora più sostenibile da un punto di vista ambientale e alimentare. I cartelloni esposti mostrano fotografie reali della scuola e dati precisi raccolti direttamente nel corso della ricerca, accompagnati da consigli pratici per sollecitare un cambiamento nelle abitudini in chiave sostenibile.

La mostra è stata pensata per essere un percorso interattivo e rimarrà all’interno dell’Istituto fino alla conclusione del progetto (dicembre 2026). Sui pannelli i QR code invitano a mettersi alla prova sulla corretta raccolta differenziata o scoprire le proprietà nutrizionali delle opzioni del bar. Inoltre, è stato creato uno spazio aperto dove ogni persona che osserva la mostra può lasciare i propri commenti, segnalare ulteriori comportamenti da correggere o proporre nuove soluzioni.

La mostra GoodFood rappresenta l’avvio di un processo di cambiamento che richiede tempo e attenzione, è  una “spinta gentile” con un invito visivo ed emotivo, che stimoli la riflessione e la sensibilità di ognuno verso comportamenti alternativi e più sostenibili nell’ambito della sfera alimentare e rendere gli chef del domani dei veri e propri changemakers.

Nei prossimi mesi saranno raccolte le suggestioni degli “utenti” della mostra, saranno monitorati comportamenti e luoghi, in modo da poter misurare i primi risultati del processo di trasformazione della scuola avviato, che risponde nel concreto, alla visione e filosofia di Slow Food di cui l’Istituto Mantegna è parte attiva.

Il progetto GoodFood – sustainability in catering schools è un progetto europeo finanziato dal Programma Erasmus+. Per scoprire di più, visita il sito e scrivici a ineuropa@ineuropa.info.

Come si spiega la complessità della natura alle nuove generazioni? Come si fa a far comprendere che un piccolo cambiamento in un ciclo naturale può ribaltare l’intero ecosistema del pianeta? La risposta è nella capacità di guardare il mondo come un insieme di fili invisibili ma strettamente interconnessi.

È questa la filosofia del progetto Erasmus+ SHINE – mainstreaming System tHinking In Natural sciences and Environmental education, nato con l’obiettivo di portare il Pensiero Sistemico (Systems Thinking) nelle scuole di tutta Europa, applicandolo alle scienze naturali e all’educazione ambientale per studenti e studentesse dagli 8 ai 16 anni.

Per farlo, i partner dall’Italia (InEuropa e la Libera Università di Bolzano), dalla Germania (HSRM – Hochschule RheinMain – University), dall’Estonia (TLU – Tallinn University) e dal Portogallo (Virtual Campus) hanno unito le forze e creato un ecosistema didattico composto da un innovativo Gioco online e da un Toolkit Didattico di supporto per i e le docenti, pensato per guidare non solo nell’uso del software ma anche nella complessa valutazione delle competenze sistemiche acquisite dai ragazzi e ragazze.

L’11 e 12 maggio, i partner del progetto, insieme a 14 insegnanti provenienti dai quattro Paesi partner e dalla Romania, si sono incontrati a Rüsselsheim, presso l’Università HSRM, per una due giorni di formazione sugli strumenti prodotti dal progetto invitando gli e le insegnanti presenti ad approfondire ed applicare il pensiero sistemico testando il game SHINE attivando tutte le funzioni disponibili.

Si è partiti dallo storytelling per individuare gli elementi chiave del sistema e “smontare” la complessità dei sistemi ambientali ed identificare le relazioni e interdipendenze per arrivare a costruire le proprie stanze all’interno del GAME online con la funzionalità “Room Editor”. Con questa funzione, l’insegnante può progettare da zero un proprio sistema complesso ed interattivo personalizzato, cucito su misura per la propria classe e sulla o sulle materie su cui intende applicare il pensiero sistemico: dall’ecologia e dalle scienze alla storia, geografia, letteratura, lingua straniera, educazione civica, ecc.

Piena partecipazione, collaborazione, entusiasmo hanno caratterizzato la risposta delle/degli insegnanti presenti che, mettendosi in gioco, si sono trasformati in game designer dando vita a prototipi efficaci: c’è chi ha sviluppato un sistema legato al ciclo delle rocce, chi al ciclo del cuore e dell’affaticamento, chi ha voluto mappare le delicate dinamiche di un sistema preda-predatore nei laghi, chi, calandosi perfettamente nel proprio territorio, ha strutturato un sistema di migrazioni in un contesto locale.

Andando oltre il suo focus sull’ecologia e sul cambiamento climatico, il Gioco SHINE si è rivelato come strumento eclettico e olistico per sviluppare un approccio al pensiero sistemico. La sperimentazione ha permesso di raccogliere feedback e dettagli tecnici migliorativi sulla usabilità da perfezionare e suggestioni da parte dei/delle docenti.

I prossimi passi per il team SHINE prevedono l’affinamento del Game SHINE e l’aggiornamento del Toolkit Didattico nelle 5 lingue del progetto.

SHINE come progetto Erasmus+ si concluderà a fine settembre 2026 lasciando in eredità a insegnanti di tutte le scuole di ogni ordine e grado dei paesi partner e di tutta Europa, i propri strumenti, il Toolkit e il Game SHINE, promuovendo un modo nuovo, dinamico e interconnesso di guardare alla scienza e al futuro del nostro pianeta.

Siete pronti a far giocare le vostre classi con la complessità? Il futuro dell’educazione ambientale è a portata di clic.

Per sapere di più, visita la pagina di SHINE e scrivi a ineuropa@ineuropa.info.

di Barbara Grazzini e Carlos Oppe

Prima di entrare nel vivo dell’Educator’s Conference di Mombasa, vogliamo raccontare il percorso che ci ha portati fin là e ciò a cui abbiamo assistito durante la nostra permanenza. Perché quei dieci giorni in Kenya non sono stati solo un viaggio professionale. È stata un’esperienza che ci è entrata sottopelle e da allora ci è rimasta dentro.

Siamo atterrati con il nostro team e con le nostre famiglie, e ci siamo lasciati avvolgere dal Paese. Prima siamo entrati nel Parco Tsavo Est e lo Tsavo Ovest: paesaggi sconfinati, natura selvaggia, il tempo che rallenta fino ad adattarsi al ritmo della savana. Il verde intenso della boscaglia, le strade di terra rossa, un orizzonte ocra che sembrava non finire mai, cieli così azzurri che le nuvole sembravano disegnate su una tela. Tramonti come fuoco. Per qualche giorno, l’unica cosa che contava era guardare, ascoltare, respirare.

Ci siamo spostati sulla costa, nella cittadina di Watamu. Un Kenya diverso. Il caos dei mercati, tuk-tuk, moto e auto con i clacson sempre accesi, che si muovono tra mucche e capre che si nutrono di plastica e rifiuti. L’odore di terra secca, il caldo, i volti, le voci, mille dinamiche nuove da assorbire tutte in una volta. Abbiamo parlato con la gente per strada. Abbiamo scoperto che molte famiglie italiane hanno costruito negli anni legami forti con la comunità.

E poi abbiamo incontrato un maestro. Un insegnante di scuola elementare conosciuto per caso, che parlava un italiano e un inglese perfetti e che ci ha semplicemente invitati a visitare la sua scuola. Abbiamo detto di sì. Quello che abbiamo trovato era una piccola scuola di villaggio piena di bambini orfani in divise immacolate, che ci hanno accolto cantando “Jambo Bwana”, la canzone keniota di benvenuto. Ci hanno abbracciati, hanno giocato con i nostri telefoni, ci hanno raccontato le loro giornate, volevano sapere cosa avevamo portato. Le loro maestre erano attente, generose, piene di energia, determinate a dare a questi bambini un futuro.

Da lì, il nostro autista di tuk-tuk ci ha portati alla scuola di suo figlio in un’altra zona della città: una scuola pubblica con classi dall’asilo alle medie. Ormai sapevamo “Jambo Bwana” a memoria e l’abbiamo cantata insieme a ogni classe che ci accoglieva; ma fuori dal cancello, abbiamo notato tre bambini che giocavano con vecchi copertoni, sbirciando nel cortile della scuola. Non potevano entrare. Alcuni erano orfani, altri avevano famiglie che non potevano permettersi la retta annuale di 25 euro.

Quell’immagine ci è rimasta dentro. E con essa la domanda: cosa possiamo fare? Una donazione non risolve le cose. I gessetti, il materiale scolastico, i piccoli regali che avevamo portato erano una goccia nell’oceano. Non garantiscono un’istruzione per tutti, non mettono un pasto sano in ogni piatto, non costruiscono il mondo sicuro che questi bambini meritano. La risposta onesta è che non abbiamo una risposta; siamo entrati alla conferenza portando con noi quella domanda, e ciò ha cambiato il modo in cui abbiamo ascoltato tutto quello che è venuto dopo.

Poi è arrivata Mombasa, dove i clacson di tuk-tuk, moto e auto sono diventati la colonna sonora della città, tra mercati coperti e negozi che si riversano nelle strade, centinaia di persone in movimento continuo da un luogo all’altro. Era la città che ci avrebbe ospitati per i tre giorni successivi.

La Conferenza

Dal 1° al 3 maggio 2026, l’Aga Khan Academy di Mombasa — partner del progetto Just Maps guidato da GAP Spain e coordinato da InEuropa — ha ospitato l’Educator’s Conference 2026, un evento internazionale che ha riunito educatori, insegnanti e dirigenti scolastici dall’Africa e da altri continenti attorno al tema “Educating for Impact: Local Roots, Global Reach” (“Educare per generare impatto: radici locali, portata globale”). Tre giorni concepiti come un unico percorso, in cui ogni sessione si costruiva sulla precedente, intrecciando riflessioni, strumenti ed esperienze per ripensare il ruolo dell’educazione in un mondo interconnesso.

L’intervento di apertura è stato affidato alla Dott.ssa Chizoba Imoka-Ubochima dalla Nigeria, che ha parlato della storia familiare come strumento per comprendere la cultura e le radici locali — un punto di partenza che ci è sembrato profondamente giusto dopo quello che avevamo appena visto lungo la strada.

Sono seguite otto sessioni, che si sono mosse dall’identità e dalla visione del leader educativo, attraverso i valori personali e le aspirazioni professionali, fino alla dimensione globale e al ruolo che le scuole africane stanno giocando nel ridisegnare i curricula a livello mondiale. Fiducia nelle comunità, pensiero sistemico, educazione ambientale esperienziale, service learning — un quadro ricco e stratificato, tutto orientato verso la stessa idea: insegnare bene significa saper leggere il proprio contesto locale e collegarlo a orizzonti più ampi.

All’interno di questo percorso, abbiamo introdotto la metodologia LEGO® Serious Play® con due sessioni intitolate Transformative Bricks: imparare facendo, pensare con le mani prima ancora che con le parole.

Barbara di InEuropa ha condotto i workshop LSP, supportata da Carlos e dai nostri colleghi Andrea Pignatti e Juan Manuel Redondo. E qui è successa una cosa speciale: le nostre cinque figlie, tra i 16 e i 26 anni, sono venute con noi e hanno lavorato come assistenti per tutto l’evento. Si sono sedute accanto ai partecipanti, hanno supportato le attività, si sono connesse con studenti e insegnanti da tutto il mondo, hanno preso parte ad altri workshop, hanno ascoltato i dibattiti su “pensare globale, agire locale”. Sono tornate a casa con qualcosa che non avremmo potuto dare loro in nessun altro modo — amicizie, prospettive e un’esperienza di vita che resterà con loro per sempre.

Attraverso il gioco e lo storytelling visivo, i partecipanti hanno trasformato grandi idee — cittadinanza globale, sostenibilità ambientale, giustizia sociale — in modelli che si potevano toccare, condividere, indicare. Insegnanti, educatori e un gruppo di studenti dell’Aga Khan Academy hanno costruito rappresentazioni delle loro comunità, dei loro valori, delle loro sfide quotidiane e delle loro speranze. Mattoncino dopo mattoncino, sono emerse storie diverse ma profondamente connesse. Inquinamento dell’acqua, gestione dei rifiuti — con la plastica come tema ricorrente — povertà energetica, necessità di proteggere le aree verdi, ripensare la mobilità, garantire un accesso equo alla città. Gli stessi temi che avevamo visto con i nostri occhi sulla costa e per le strade di Mombasa tornavano qui, plasmati in mattoncini e colori dalle mani di chi vive la propria quotidianità in queste vivaci comunità africane.

Non si è trattato solo di un esercizio creativo. Il punto era proprio il passaggio dall’astratto al concreto: rendere idee complesse legate alla Global Citizenship Education qualcosa di tridimensionale e condivisibile. Ogni costruzione aveva un posto. Ogni storia diventava parte di una narrazione collettiva.

I due workshop si sono svolti il 1° e il 2 maggio con circa 78 partecipanti suddivisi in piccoli gruppi di lavoro. La dinamica ha spinto le persone oltre la riflessione individuale: pezzi separati, messi insieme, hanno cominciato ad assomigliare a una visione condivisa di ciò che una comunità può essere.

Ciò che ci è rimasto, al di là dei modelli sui tavoli, è stato esattamente questo: la possibilità di vedere e toccare come le realtà locali possano dialogare con le sfide globali. Uno scambio sincero tra educatori provenienti per lo più dall’Africa, tutti con la stessa domanda: come educhiamo oggi, tenendo a mente il domani?

Oltre ai workshop

La conferenza ci ha dato spazio anche per qualcos’altro. Noi due, coordinatori del progetto europeo Just Maps, abbiamo incontrato i ventuno studenti del gruppo Just Mappers dell’Aga Khan Academy per rivedere le loro ricerche. Questi ragazzi stanno mappando alcune zone della loro città per individuare sfide e opportunità e trasformarle in proposte concrete da portare al governo locale e agli stakeholder. Il loro focus è la sostenibilità ambientale e stanno lavorando su tre questioni: le migliaia di tuk-tuk che intasano il traffico cittadino e aumentano l’inquinamento, che potrebbero essere convertiti all’elettrico; lo spreco alimentare prodotto dai ristoranti locali, dove un intervento reale è possibile; e l’espansione della piantumazione di mangrovie nelle aree verdi e umide della città — piante che purificano l’aria e tengono fisicamente insieme la linea costiera, proteggendola dall’erosione.

Tre proposte, diverse per portata, ma costruite tutte sulla stessa logica: partire da ciò che si conosce e si vive ogni giorno e immaginare soluzioni reali a partire da lì.

L’energia di questi giovani Just Mappers era contagiosa. Nove di loro voleranno a Saragozza nell’ottobre 2026 per l’incontro transnazionale del progetto, dove studenti da Kenya, Italia, Spagna, Irlanda e Polonia condivideranno il loro lavoro di mappatura e costruiranno insieme visioni per città più giuste e sostenibili. Mesi di ricerca locale che si trasformeranno in una conversazione globale.

Per chiudere i tre giorni, Carlos di GAP Spain è entrato in scena come giudice di un vivace dibattito: “L’educazione non riguarda più l’intelligenza; riguarda chi sa usare meglio l’IA”. Quattro studenti a favore della mozione, quattro insegnanti contro. Gli studenti sono stati così brillanti e convincenti che i quattro giudici hanno assegnato loro la vittoria all’unanimità. Un finale all’altezza di una conferenza che ha messo al centro non solo la conoscenza, ma la capacità di agire, di stare insieme e di cambiare le cose.

Siamo tornati a casa con i mattoncini riposti in valigia, le canzoni di quei bambini ancora nelle orecchie e la stessa domanda con cui eravamo entrati — cosa possiamo fare?  Non abbiamo una risposta netta, ma abbiamo un’idea più chiara di dove cominciare: dal locale, dalle relazioni, dalle mani che costruiscono. E dalla prossima generazione, la nostra e la loro, che già sa che pensare globale e agire locale non è uno slogan. È l’unica strada da percorrere.

Dal 1 al 3 maggio 2026, l’Aga Khan Academy di Mombasa (partner del progetto Just Maps) ha ospitato l’Educator’s Conference 2026, un evento internazionale dedicato a educatori, insegnanti e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, riuniti attorno al tema “Educating for Impact: Local Roots, Global Reach”. Tre giorni intensi, costruiti come un percorso coerente e progressivo, in cui ogni sessione ha alimentato la successiva, creando un filo rosso capace di connettere riflessioni, strumenti pratici ed esperienze concrete per ripensare il ruolo dell’educazione in un mondo sempre più interconnesso.

Si è partiti dall’identità e dalla visione del leader educativo, esplorando valori personali e aspirazioni professionali, per poi allargare lo sguardo verso la dimensione globale mostrando come le scuole africane stiano contribuendo attivamente a ridefinire i curricula su scala mondiale. La fiducia nelle comunità, il pensiero sistemico, l’educazione ambientale esperienziale e il service learning hanno completato un quadro ricco e multidimensionale, dimostrando che insegnare bene significa saper leggere il contesto locale e proiettarlo verso orizzonti più ampi.

In questo percorso, è entrata in gioco InEuropa – presente insieme a GAP Spagna – con la metodologia LEGO® Serious Play®, che ha rappresentato il vero punto di sintesi: Transformative Bricks, una sessione partecipativa e un approccio che permette di imparare facendo, pensando con le mani prima ancora che con le parole.

A condurre i workshop è stata Barbara Grazzini affiancata da Carlos Oppe e rispettivamente dai soci Andrea Pignatti e Juan Manuel Redondo, e da loro 5 collaboratrici – Attraverso il gioco costruttivo e la narrazione visiva, i partecipanti hanno trasformato concetti complessi come cittadinanza globale, sostenibilità ambientale, giustizia sociale in modelli tangibili e condivisibili, rendendo ancora più concreto ciò che era stato elaborato nelle altre sessioni. Un momento di straordinaria potenza creativa, capace di unire le voci di educatori provenienti da tutto il mondo in un linguaggio universale: quello delle mani che costruiscono e delle storie che si raccontano.

Durante i workshop, insegnanti e educatori, e anche alcuni studenti della Aga Khan Academy che si sono uniti al gruppo, sono stati invitati a costruire con il Lego delle rappresentazioni delle proprie comunità, dei valori che le attraversano, delle sfide quotidiane e delle aspirazioni future. Mattoncino dopo mattoncino, sono emerse storie diverse ma profondamente connesse: sostenibilità, giustizia sociale, responsabilità ambientale.

Non si è trattato di una semplice attività creativa. Il cuore del lavoro è stato proprio nel passaggio dall’astratto al concreto: trasformare concetti complessi legati alla Global Citizenship Education in modelli tridimensionali, tangibili, condivisibili. In questo processo, ogni costruzione trovava il suo spazio, e ogni racconto diventava parte di una narrazione collettiva.

Il workshop è stato replicato nelle  giornate del 1 e 2 maggio e ha coinvolto un totale di ca. 78 partecipanti, organizzati in piccoli gruppi di lavoro. La dinamica ha favorito non solo la riflessione individuale, ma anche una costruzione condivisa: pezzi diversi che, uniti, hanno iniziato a delineare una visione comune di comunità.

Quello che è rimasto, al di là dei modelli costruiti, è stato proprio questo: la possibilità di vedere – e toccare – come le realtà locali possano dialogare con sfide globali. Un esercizio che ha aperto spazi di confronto autentico tra educatori provenienti da contesti diversi a livello internazionale, ma accomunati dalla stessa domanda: come educare oggi, pensando al domani.

La conferenza ha offerto anche un’occasione preziosa al di fuori delle aule. Barbara Grazzini e Carlos Oppe, coordinatori del progetto europeo Just Maps, hanno incontrato il gruppo dei Just Mappers dell’Aga Khan Academy Mombasa per fare il punto su un lavoro di ricerca e analisi partecipata davvero straordinario. Ragazze e ragazzi completamente immersi nel loro ruolo di ricercatori attivi, stanno mappando aree della loro città per identificare criticità e opportunità su cui costruire proposte concrete da presentare al governo locale e agli stakeholder del territorio. Il focus è sulla sostenibilità ambientale, e tre situazioni sono oggetto di approfondimento: 1) le migliaia di tuk tuk — i caratteristici Ape Piaggio — che intasano il traffico cittadino, fonte di inquinamento che potrebbero convertirsi all’elettrico; 2) lo spreco alimentare prodotto dalla ristorazione locale, su cui esistono margini concreti di intervento; 3) l’incremento della piantagione di mangrovie nelle aree verdi e umide della città: queste straordinarie piante non solo purificano l’aria, ma contribuiscono attivamente alla stabilità fisica del territorio, proteggendo le coste dall’erosione e rafforzando gli ecosistemi urbani costieri. Tre proposte diverse per contesto e scala, ma accomunate da una stessa logica: partire da ciò che si conosce e si vive ogni giorno per immaginare soluzioni reali e realizzabili.

L’energia e la motivazione dei giovani Just mappers sono state contagiose. Alcuni di loro si ritroveranno a Saragozza nell’ottobre 2026 per il meeting transnazionale del progetto, dove studenti e studentesse provenienti appunto da Kenya, Italia, Spagna, Irlanda e Polonia si confronteranno sui rispettivi lavori di mappatura, costruendo insieme visioni e soluzioni per città più giuste e sostenibili. Un appuntamento atteso, che promette di trasformare mesi di ricerca locale in un dialogo globale ricco e autentico.

A chiudere i tre giorni, Carlos Oppe di GAP Spagna ha indossato i panni del giudice in un vivace debate in cui insegnanti e studenti si sono sfidati a colpi di argomentazione non violenta, sempre attorno ai temi della cittadinanza globale. Un finale perfetto per una conferenza che ha saputo mettere al centro non solo il sapere, ma il saper fare, il saper stare insieme e il saper cambiare le cose.

Il 10 e l’11 aprile scorsi, l’Istituto Comprensivo Umberto I di Lanciano ha ospitato un’intensa sessione di laboratori creativi che ha visto protagonisti 184 studenti e 9 insegnanti. Sotto la guida dei facilitatori Barbara Grazzini e Andrea Pignatti di InEuropa, dieci classi – ripartite tra le prime della secondaria Umberto I e le primarie dei plessi Principe di Piemonte e Rocco Carabba – hanno sperimentato un modo innovativo di osservare e ripensare il proprio territorio. Questa iniziativa rappresenta un nuovo traguardo in una collaborazione storica che dura ormai dal 2015, nata grazie all’impegno della professoressa Rosato e cresciuta nel tempo attraverso progetti internazionali come Waterexplorer e Just Action, fino all’attuale ruolo dell’IC Umberto I come partner ufficiale di Just Maps, progetto europeo su educazione alla cittadinanza globale ideata e coordinata proprio da InEuropa.

L’adozione della metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® ha permesso di trasformare il concetto di mappatura partecipativa in un’azione fisica e tridimensionale. Attraverso la costruzione di modelli con i mattoncini, ogni studente ha avuto l’opportunità di dare forma alla propria percezione degli spazi quotidiani, rendendo visibili idee che spesso faticano a trovare espressione solo con le parole. Nonostante i tempi ristretti e la numerosa partecipazione, l’entusiasmo ha contagiato anche il corpo docente, partecipe di un processo in cui la prospettiva del singolo è diventata valore collettivo per la creazione di mappe 3D. Le narrazioni emerse dai modelli hanno messo a nudo le criticità delle aree analizzate, come la scarsità di zone verdi, l’accessibilità ridotta, i rifiuti e il peso del traffico urbano, ma hanno anche saputo celebrare la ricchezza delle relazioni umane. Tra i mattoncini sono apparsi i racconti di persone che osservano il mondo dalle finestre, con gesti quotidiani come lo scuotere i panni, l’importanza dell’acqua e del verde, il valore dei collaboratori scolastici, la centralità della maestra e l’importanza di strumenti quotidiani come una penna o un banco, visti come cardini della vita scolastica.

L’efficacia del metodo si è manifestata nella capacità di coinvolgere attivamente ogni partecipante, garantendo a tutti lo spazio per contribuire e condividere. Gli insegnanti hanno evidenziato come questa esperienza abbia permesso di scoprire lati inediti della personalità degli alunni, facendo emergere in appena un’ora di workshop emozioni, timori e punti di forza individuali che spesso restano sommersi. Oltre all’aspetto pedagogico, l’attività ha confermato la potenza del “gioco serio” nel creare scenari condivisi e stimolanti, dove l’inclusione diventa una pratica naturale. Questo percorso a Lanciano si inserisce in una più ampia fase pilota che vedrà il suo culmine a ottobre 2026. In quell’occasione, a Saragozza, gli studenti dei cinque paesi partner – Italia, Spagna, Irlanda, Polonia e Kenya – si riuniranno per tre giorni di laboratorio intensivo coordinato da InEuropa, pronti a presentare le loro mappe e proposte concrete alle amministrazioni locali, trasformando l’osservazione dei ragazzi in un vero motore di cambiamento per l’intera comunità.

Un’intera giornata dedicata all’apprendimento attivo e all’educazione ambientale quella organizzata lunedì 30 marzo da InEuropa, che insieme al professor Federico Corni ha incontrato le classi elementari e medie dell’Istituto Comprensivo Giacomo Leopardi di Castelnuovo Rangone. Un’iniziativa capace di coniugare innovazione didattica, partecipazione e consapevolezza sui temi climatici, coinvolgendo direttamente studenti e studentesse in un percorso esperienziale.

L’incontro si è articolato in due momenti distinti ma complementari. In una prima fase, il professor Corni ha guidato una lezione interattiva sul Pensiero Sistemico, introducendo i ragazzi e ragazze a un approccio sempre più centrale per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Attraverso un’attività di storytelling, gli studenti hanno potuto osservare come le relazioni tra elementi diversi costruiscano sistemi articolati, sviluppando così una prima consapevolezza critica.

La seconda parte del laboratorio ha visto invece il passaggio alla pratica, con l’utilizzo del gioco educativo SHINE, strumento pensato per applicare il Pensiero Sistemico ai temi ambientali e ai cambiamenti climatici. Confrontandosi con il formato online, i e le partecipanti hanno lavorato con la versione stampabile del gioco, concentrandosi in particolare sul ciclo dell’acqua, sperimentando in modo concreto le dinamiche appena apprese.

Fondamentale il ruolo di InEuropa, che ha accompagnato gli studenti e studentesse lungo tutto il percorso, offrendo supporto operativo e facilitando la comprensione dei meccanismi del gioco e dei concetti sottostanti. Il risultato è stata un’esperienza altamente partecipativa, in cui apprendimento e dimensione ludica si sono intrecciati per rendere accessibili temi complessi come la sostenibilità ambientale e il cambiamento climatico.

Un’iniziativa che conferma l’importanza di approcci educativi innovativi, capaci di stimolare curiosità e spirito critico fin dalle prime fasi del percorso scolastico, contribuendo alla formazione di cittadini e cittadine più consapevoli e attenti alle sfide del futuro.