Dal 1 al 3 maggio 2026, l’Aga Khan Academy di Mombasa (partner del progetto Just Maps) ha ospitato l’Educator’s Conference 2026, un evento internazionale dedicato a educatori, insegnanti e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, riuniti attorno al tema “Educating for Impact: Local Roots, Global Reach”. Tre giorni intensi, costruiti come un percorso coerente e progressivo, in cui ogni sessione ha alimentato la successiva, creando un filo rosso capace di connettere riflessioni, strumenti pratici ed esperienze concrete per ripensare il ruolo dell’educazione in un mondo sempre più interconnesso.

Si è partiti dall’identità e dalla visione del leader educativo, esplorando valori personali e aspirazioni professionali, per poi allargare lo sguardo verso la dimensione globale mostrando come le scuole africane stiano contribuendo attivamente a ridefinire i curricula su scala mondiale. La fiducia nelle comunità, il pensiero sistemico, l’educazione ambientale esperienziale e il service learning hanno completato un quadro ricco e multidimensionale, dimostrando che insegnare bene significa saper leggere il contesto locale e proiettarlo verso orizzonti più ampi.

In questo percorso, è entrata in gioco InEuropa – presente insieme a GAP Spagna – con la metodologia LEGO® Serious Play®, che ha rappresentato il vero punto di sintesi: Transformative Bricks, una sessione partecipativa e un approccio che permette di imparare facendo, pensando con le mani prima ancora che con le parole.

A condurre i workshop è stata Barbara Grazzini affiancata da Carlos Oppe e rispettivamente dai soci Andrea Pignatti e Juan Manuel Redondo, e da loro 5 collaboratrici – Attraverso il gioco costruttivo e la narrazione visiva, i partecipanti hanno trasformato concetti complessi come cittadinanza globale, sostenibilità ambientale, giustizia sociale in modelli tangibili e condivisibili, rendendo ancora più concreto ciò che era stato elaborato nelle altre sessioni. Un momento di straordinaria potenza creativa, capace di unire le voci di educatori provenienti da tutto il mondo in un linguaggio universale: quello delle mani che costruiscono e delle storie che si raccontano.

Durante i workshop, insegnanti e educatori, e anche alcuni studenti della Aga Khan Academy che si sono uniti al gruppo, sono stati invitati a costruire con il Lego delle rappresentazioni delle proprie comunità, dei valori che le attraversano, delle sfide quotidiane e delle aspirazioni future. Mattoncino dopo mattoncino, sono emerse storie diverse ma profondamente connesse: sostenibilità, giustizia sociale, responsabilità ambientale.

Non si è trattato di una semplice attività creativa. Il cuore del lavoro è stato proprio nel passaggio dall’astratto al concreto: trasformare concetti complessi legati alla Global Citizenship Education in modelli tridimensionali, tangibili, condivisibili. In questo processo, ogni costruzione trovava il suo spazio, e ogni racconto diventava parte di una narrazione collettiva.

Il workshop è stato replicato nelle  giornate del 1 e 2 maggio e ha coinvolto un totale di ca. 78 partecipanti, organizzati in piccoli gruppi di lavoro. La dinamica ha favorito non solo la riflessione individuale, ma anche una costruzione condivisa: pezzi diversi che, uniti, hanno iniziato a delineare una visione comune di comunità.

Quello che è rimasto, al di là dei modelli costruiti, è stato proprio questo: la possibilità di vedere – e toccare – come le realtà locali possano dialogare con sfide globali. Un esercizio che ha aperto spazi di confronto autentico tra educatori provenienti da contesti diversi a livello internazionale, ma accomunati dalla stessa domanda: come educare oggi, pensando al domani.

La conferenza ha offerto anche un’occasione preziosa al di fuori delle aule. Barbara Grazzini e Carlos Oppe, coordinatori del progetto europeo Just Maps, hanno incontrato il gruppo dei Just Mappers dell’Aga Khan Academy Mombasa per fare il punto su un lavoro di ricerca e analisi partecipata davvero straordinario. Ragazze e ragazzi completamente immersi nel loro ruolo di ricercatori attivi, stanno mappando aree della loro città per identificare criticità e opportunità su cui costruire proposte concrete da presentare al governo locale e agli stakeholder del territorio. Il focus è sulla sostenibilità ambientale, e tre situazioni sono oggetto di approfondimento: 1) le migliaia di tuk tuk — i caratteristici Ape Piaggio — che intasano il traffico cittadino, fonte di inquinamento che potrebbero convertirsi all’elettrico; 2) lo spreco alimentare prodotto dalla ristorazione locale, su cui esistono margini concreti di intervento; 3) l’incremento della piantagione di mangrovie nelle aree verdi e umide della città: queste straordinarie piante non solo purificano l’aria, ma contribuiscono attivamente alla stabilità fisica del territorio, proteggendo le coste dall’erosione e rafforzando gli ecosistemi urbani costieri. Tre proposte diverse per contesto e scala, ma accomunate da una stessa logica: partire da ciò che si conosce e si vive ogni giorno per immaginare soluzioni reali e realizzabili.

L’energia e la motivazione dei giovani Just mappers sono state contagiose. Alcuni di loro si ritroveranno a Saragozza nell’ottobre 2026 per il meeting transnazionale del progetto, dove studenti e studentesse provenienti appunto da Kenya, Italia, Spagna, Irlanda e Polonia si confronteranno sui rispettivi lavori di mappatura, costruendo insieme visioni e soluzioni per città più giuste e sostenibili. Un appuntamento atteso, che promette di trasformare mesi di ricerca locale in un dialogo globale ricco e autentico.

A chiudere i tre giorni, Carlos Oppe di GAP Spagna ha indossato i panni del giudice in un vivace debate in cui insegnanti e studenti si sono sfidati a colpi di argomentazione non violenta, sempre attorno ai temi della cittadinanza globale. Un finale perfetto per una conferenza che ha saputo mettere al centro non solo il sapere, ma il saper fare, il saper stare insieme e il saper cambiare le cose.

Il 10 e l’11 aprile scorsi, l’Istituto Comprensivo Umberto I di Lanciano ha ospitato un’intensa sessione di laboratori creativi che ha visto protagonisti 184 studenti e 9 insegnanti. Sotto la guida dei facilitatori Barbara Grazzini e Andrea Pignatti di InEuropa, dieci classi – ripartite tra le prime della secondaria Umberto I e le primarie dei plessi Principe di Piemonte e Rocco Carabba – hanno sperimentato un modo innovativo di osservare e ripensare il proprio territorio. Questa iniziativa rappresenta un nuovo traguardo in una collaborazione storica che dura ormai dal 2015, nata grazie all’impegno della professoressa Rosato e cresciuta nel tempo attraverso progetti internazionali come Waterexplorer e Just Action, fino all’attuale ruolo dell’IC Umberto I come partner ufficiale di Just Maps, progetto europeo su educazione alla cittadinanza globale ideata e coordinata proprio da InEuropa.

L’adozione della metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® ha permesso di trasformare il concetto di mappatura partecipativa in un’azione fisica e tridimensionale. Attraverso la costruzione di modelli con i mattoncini, ogni studente ha avuto l’opportunità di dare forma alla propria percezione degli spazi quotidiani, rendendo visibili idee che spesso faticano a trovare espressione solo con le parole. Nonostante i tempi ristretti e la numerosa partecipazione, l’entusiasmo ha contagiato anche il corpo docente, partecipe di un processo in cui la prospettiva del singolo è diventata valore collettivo per la creazione di mappe 3D. Le narrazioni emerse dai modelli hanno messo a nudo le criticità delle aree analizzate, come la scarsità di zone verdi, l’accessibilità ridotta, i rifiuti e il peso del traffico urbano, ma hanno anche saputo celebrare la ricchezza delle relazioni umane. Tra i mattoncini sono apparsi i racconti di persone che osservano il mondo dalle finestre, con gesti quotidiani come lo scuotere i panni, l’importanza dell’acqua e del verde, il valore dei collaboratori scolastici, la centralità della maestra e l’importanza di strumenti quotidiani come una penna o un banco, visti come cardini della vita scolastica.

L’efficacia del metodo si è manifestata nella capacità di coinvolgere attivamente ogni partecipante, garantendo a tutti lo spazio per contribuire e condividere. Gli insegnanti hanno evidenziato come questa esperienza abbia permesso di scoprire lati inediti della personalità degli alunni, facendo emergere in appena un’ora di workshop emozioni, timori e punti di forza individuali che spesso restano sommersi. Oltre all’aspetto pedagogico, l’attività ha confermato la potenza del “gioco serio” nel creare scenari condivisi e stimolanti, dove l’inclusione diventa una pratica naturale. Questo percorso a Lanciano si inserisce in una più ampia fase pilota che vedrà il suo culmine a ottobre 2026. In quell’occasione, a Saragozza, gli studenti dei cinque paesi partner – Italia, Spagna, Irlanda, Polonia e Kenya – si riuniranno per tre giorni di laboratorio intensivo coordinato da InEuropa, pronti a presentare le loro mappe e proposte concrete alle amministrazioni locali, trasformando l’osservazione dei ragazzi in un vero motore di cambiamento per l’intera comunità.

Un’intera giornata dedicata all’apprendimento attivo e all’educazione ambientale quella organizzata lunedì 30 marzo da InEuropa, che insieme al professor Federico Corni ha incontrato le classi elementari e medie dell’Istituto Comprensivo Giacomo Leopardi di Castelnuovo Rangone. Un’iniziativa capace di coniugare innovazione didattica, partecipazione e consapevolezza sui temi climatici, coinvolgendo direttamente studenti e studentesse in un percorso esperienziale.

L’incontro si è articolato in due momenti distinti ma complementari. In una prima fase, il professor Corni ha guidato una lezione interattiva sul Pensiero Sistemico, introducendo i ragazzi e ragazze a un approccio sempre più centrale per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Attraverso un’attività di storytelling, gli studenti hanno potuto osservare come le relazioni tra elementi diversi costruiscano sistemi articolati, sviluppando così una prima consapevolezza critica.

La seconda parte del laboratorio ha visto invece il passaggio alla pratica, con l’utilizzo del gioco educativo SHINE, strumento pensato per applicare il Pensiero Sistemico ai temi ambientali e ai cambiamenti climatici. Confrontandosi con il formato online, i e le partecipanti hanno lavorato con la versione stampabile del gioco, concentrandosi in particolare sul ciclo dell’acqua, sperimentando in modo concreto le dinamiche appena apprese.

Fondamentale il ruolo di InEuropa, che ha accompagnato gli studenti e studentesse lungo tutto il percorso, offrendo supporto operativo e facilitando la comprensione dei meccanismi del gioco e dei concetti sottostanti. Il risultato è stata un’esperienza altamente partecipativa, in cui apprendimento e dimensione ludica si sono intrecciati per rendere accessibili temi complessi come la sostenibilità ambientale e il cambiamento climatico.

Un’iniziativa che conferma l’importanza di approcci educativi innovativi, capaci di stimolare curiosità e spirito critico fin dalle prime fasi del percorso scolastico, contribuendo alla formazione di cittadini e cittadine più consapevoli e attenti alle sfide del futuro.

È stato finanziato nell’ambito del programma LIFE – Climate Change Adaptation il progetto BEAVER4LIFE – BriEf Analysis of Vulnerability for river Embankment Reinforcement, iniziativa che affronta una delle sfide più urgenti per l’Europa: la vulnerabilità degli argini fluviali in terra, fondamentali per la protezione di pianure alluvionali densamente popolate e ad alto valore economico.

Il progetto si pone l’obiettivo di rafforzare la resilienza del territorio faentino agli eventi alluvionali, sempre più intensi a causa dei cambiamenti climatici. In particolare, BEAVER4LIFE prevede attività di analisi e mappatura delle vulnerabilità del sistema arginale, accompagnate dalla definizione di strategie avanzate di gestione del rischio idraulico in ambito urbano. L’approccio adottato mira a promuovere soluzioni integrate, sostenibili e innovative, con una forte attenzione alla replicabilità su scala regionale, nazionale ed europea.

A guidare il progetto è l’Unione della Romagna Faentina, affiancata da un partenariato internazionale di alto profilo che include l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), la società GeoRisk Engineering Srl, oltre a enti pubblici e autorità competenti provenienti da Grecia e Ungheria. Una rete che riflette la dimensione europea della sfida e la necessità di condividere conoscenze e buone pratiche nella gestione del rischio idraulico.

Con un contributo di circa 2,6 milioni di euro, BEAVER4LIFE si configura come un progetto strategico per migliorare la sicurezza dei territori fluviali, rafforzando la capacità di prevenzione e risposta agli eventi estremi e contribuendo allo sviluppo di modelli innovativi per la gestione delle infrastrutture idrauliche.

Anche in questo caso, InEuropa ha svolto un ruolo chiave, supportando il partenariato nella fase di progettazione e contribuendo alla costruzione di una proposta progettuale solida e coerente con le priorità europee in materia di clima e resilienza territoriale.

È stato ufficialmente finanziato AWARE – Architecture With an Approach to Regeneration and Empowerment, progetto culturale internazionale sostenuto dal programma Creative Europe – sottoprogramma Cultura, nell’ambito del bando CREA-CULT-2025-COOP dedicato ai progetti di cooperazione di piccola scala. L’iniziativa, della durata di 24 mesi (febbraio 2026 – gennaio 2028), dispone di un budget complessivo di oltre 248 mila euro, con un contributo europeo pari a circa 198 mila euro.

Il progetto nasce con l’obiettivo di riaffermare il ruolo sociale dell’architetto, ponendo al centro una nuova generazione di progettisti chiamati a reinterpretare il rapporto tra persone, luoghi e architettura. Attraverso un approccio multidisciplinare che integra architettura, sociologia e linguaggi creativi, AWARE promuove la creazione di nuove narrazioni urbane, capaci di leggere e accompagnare le trasformazioni sociali e territoriali contemporanee.

Elemento centrale dell’iniziativa è il coinvolgimento attivo di giovani architetti, operatori culturali e comunità locali, che parteciperanno a processi di co-creazione per sviluppare itinerari urbani innovativi nelle città di Milano, Tallinn e Lubiana. Questi percorsi saranno successivamente tradotti anche in prodotti digitali, con l’obiettivo di lasciare un’eredità concreta e replicabile a livello europeo.

Il progetto, coordinato dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano, vede la partecipazione di partner internazionali provenienti da Estonia e Slovenia e si articola in diverse attività: dal coinvolgimento delle comunità alla ricerca sulle stratificazioni urbane, fino alla co-creazione degli itinerari culturali e alla costruzione di reti europee di professionisti.

In questo percorso, InEuropa ha svolto un ruolo chiave, supportando il capofila nella fase di progettazione e accompagnandolo ora anche nella gestione e rendicontazione del progetto. Un contributo che conferma l’impegno della società nel sostenere iniziative europee ad alto impatto culturale e territoriale.

Tra i principali risultati attesi figurano la realizzazione di un prodotto culturale per ciascuna città coinvolta, lo sviluppo di strumenti digitali innovativi, il rafforzamento della consapevolezza delle comunità rispetto al proprio patrimonio architettonico e la definizione di un modello replicabile di narrazione territoriale.

AWARE si configura così come un progetto pilota capace di coniugare innovazione, partecipazione e valorizzazione del patrimonio, contribuendo a ridefinire il ruolo dell’architettura come leva di sviluppo sociale e culturale in Europa.

Grazie al supporto progettuale di InEuropa sono stati finanziati due nuovi progetti relativi al gemellaggio tra città nell’ambito del programma CERV – Citizens, Equality, Rights and Values, confermando il ruolo delle comunità locali nella costruzione di un’Europa più coesa e partecipata. I progetti, denominati REVIVE e FREEWAY, si distinguono per l’attenzione ai territori periferici, alla memoria condivisa e al coinvolgimento attivo dei cittadini.

Il risultato si inserisce nel quadro del bando Town Twinning 2025, caratterizzato da una partecipazione ampia: 480 proposte presentate, di cui 332 sopra soglia, a fronte di un budget disponibile pari a 5 milioni di euro. Le richieste complessive hanno superato gli 11,5 milioni di euro, mentre i progetti finanziati sono stati 143, con ulteriori 14 in lista di riserva. Un contesto che evidenzia una selezione competitiva e una forte domanda di finanziamento.

Il progetto REVIVE, della durata di 12 mesi, coinvolge i comuni di Premilcuore in Italia (capofila) e Monflanquin in Francia. Si tratta di due realtà accomunate da sfide tipiche delle aree interne e montane, come il calo demografico, la fragilità economica e la valorizzazione ancora parziale del patrimonio culturale e naturale. L’iniziativa punta a rafforzare la partecipazione civica, la solidarietà e i valori europei, promuovendo una cooperazione transfrontaliera inclusiva e concreta. Attraverso laboratori partecipativi, eco-laboratori, attività di storytelling e scambi di buone pratiche, il progetto mobiliterà cittadini e scuole, coinvolgendo almeno 50 partecipanti per comunità in due eventi internazionali organizzati nei territori partner. Il budget complessivo è di circa 17.000 euro.

Il secondo progetto, FREEWAY, mette in rete i comuni di Basiliano (capofila) e Mereto di Tomba (Friuli-Venezia Giulia) con la città di Flémalle in Belgio, sviluppando un percorso di riscoperta della storia comune legata al lavoro, alla migrazione e alla solidarietà tra questi territori. In un contesto segnato dalla crisi dell’industria pesante e dalla transizione verso modelli economici più sostenibili, FREEWAY si propone di rafforzare il dialogo intergenerazionale e contrastare fenomeni di intolleranza ed euroscetticismo. Il progetto prevede il coinvolgimento diretto di almeno 45 studenti per Paese e l’organizzazione di due eventi transnazionali in Italia, creando spazi di confronto tra cittadini di diverse età e background. Il budget previsto è di circa 26.000 euro.

Entrambi i progetti dimostrano come il programma CERV possa rappresentare uno strumento concreto per rafforzare il senso di appartenenza all’Unione europea, promuovendo partecipazione attiva, inclusione e cooperazione tra territori anche lontani tra loro. Il contributo di InEuropa nella fase di progettazione ha consentito di strutturare proposte coerenti con le priorità europee e adeguate al livello di competizione del bando, valorizzandone la pertinenza e il potenziale impatto.

Il 26 marzo 2026, i membri della rete di Global Action Plan International (GAP-I) si sono riuniti online per un Deep Dive dedicato a Stand Up for Europe! — il progetto Erasmus+ che InEuropa ha portato avanti sviluppando strumenti di formazione all’argomentazione per aiutare giovani, educatori ed educatrici a rispondere agli slogan antidemocratici.

La sessione ha riunito 16 partecipanti attivi provenienti da 13 paesi: Italia, Kenya, Regno Unito, Spagna, Germania, Svezia, Ucraina, Paesi Bassi, Ungheria, Irlanda, Polonia, Sud Sudan e altri ancora — a riprova dello spirito autenticamente globale della comunità GAP-I. Ventidue persone si erano registrate in anticipo, e altre due si sono aggiunte il giorno stesso.

Un formato pensato per fare, non solo per ascoltare

Un Deep Dive non è un classico webinar. Il ruolo della presentatrice o del presentatore viene tenuto deliberatamente breve, e la maggior parte della sessione è dedicata ad esercizi pratici e interazione di gruppo. Fedele a questo formato, la facilitatrice Barbara Grazzini (InEuropa, Italia) ha guidato i e le partecipanti attraverso tre attività concrete tratte direttamente dal Curriculum del progetto.

La sessione si è aperta con un esercizio di riflessione personale — “Di cosa sei appassionato? Quale valore conta di più per te? Qual è il tuo superpotere?” — che ha dato il via a condivisioni calde e spontanee dal Kenya all’Ucraina, dall’Ungheria alla Spagna. Dall’etica (Kenya) alla pace (Ucraina), dall’ascolto (Spagna) all’empatia (Italia), la stanza si è riempita rapidamente di voci e storie che andavano ben oltre quello che i e le partecipanti condividono solitamente in un incontro professionale.

Un secondo esercizio ha invitato le persone presenti a riflettere sulla democrazia stessa: “Cosa significa per te la democrazia? Come influenza la tua vita quotidiana?” Lavorando in stanze separate, le persone hanno scoperto quanto raramente ci si fermi a pensare a qualcosa che si dà completamente per scontato — e quanto diversamente venga vissuta a seconda del paese, della generazione e della storia personale. Dalla Spagna si ricordava la vita sotto la dittatura, raccontando che “per la mia generazione, l’Europa è sempre stata una speranza.” Una partecipante dall’Ucraina ha condiviso che la pace è il valore più profondo che la abita, e il suo sogno più grande.

La terza attività — ispirata all’Asta dei Valori di Stand Up for Europe! — ha sfidato i e le partecipanti a classificare, in pochi minuti, sette valori democratici (libertà, sicurezza, solidarietà, cittadinanza, giustizia, uguaglianza, diritti umani) prima individualmente e poi in gruppo. Risate, negoziazione e genuina sorpresa hanno animato la stanza.

Perché è stato importante

Il livello di interazione è stato eccezionalmente alto per tutta la durata della sessione. I e le partecipanti hanno sottolineato che gli esercizi sono immediatamente utilizzabili nei propri programmi, e che l’approccio rispecchia la metodologia stessa di GAP-I: lavorare su valori, motivazioni e attitudini per favorire il dialogo non violento e il rispetto reciproco.

Come ha detto Marjoleine Bakker (GAP NL): “Non ho solo imparato nuovi esercizi — li ho sentiti. E ho conosciuto un po’ meglio i membri della nostra rete.” Olena dall’Ucraina ha aggiunto: “È stata una sfida, ma molto emozionante. Un’esperienza nuova.”

I materiali di Stand Up for Europe! — tra cui le 40 attività scaricabili, un volume teorico, un Report di Buone Pratiche e scenari digitali su temi che vanno dal cyberbullismo al cambiamento climatico — sono liberamente disponibili su standup4.eu.

Conosciamo gli effetti che il cambiamento climatico ha sulle persone con disabilità? Come possiamo mitigare ed adattarci al cambiamento climatico a 360 gradi nei nostri contesti? E come possiamo agire insieme per il clima? 

Partendo da Dublino nel 2026, per poi passare da Berlino nel 2027 e concludersi a Modena nel 2028, il progetto ChangeAble ci aiuterà a trovare le risposte a queste domande costruendo nuove competenze per agire nel quotidiano e soprattutto dando voce a tutti e tutte per permettere di influenzare scelte, anche politiche, a livello locale, nazionale e transnazionale per il bene comune.

È così che in Irlanda i rappresentanti di InEuropa, Coopattiva, agado, die rehaGAP IE e Prosper Fingal hanno iniziato la loro avventura insieme, tra lavori di gruppo e numerose attività pensate per rafforzare il proprio legame e conoscersi meglio.

L’obiettivo delle due giornate è stato proprio quello di trovare l’energia giusta da utilizzare come motore del cambiamento, scoprendo insieme i valori che accomunano il nostro lavoro passando da cose semplici – come condividere momenti di svago con gli altri – a cose che diamo per scontato ma che non lo sono affatto – come avere la possibilità di condividere i momenti di svago con gli altri; opportunità che spesso dipendono, ad esempio, dalla presenza di barriere architettoniche.

Questi e altri esempi hanno permesso al gruppo di analizzare le proprie emozioni e riflettere su come trasformare l’energia che ne scaturisce in qualcosa di positivo per il gruppo e per il progetto. Stordente ma efficace, questo momento ha concluso la prima giornata di attività con una voglia di mettersi in gioco senza pari.

Attività più operative si sono svolte il secondo giorno di incontro. InEuropa ha infatti facilitato una sessione creativa dedicata alla creazione del logo di progetto partendo da proposte sviluppate in precedenza insieme agli Ambassadors del progetto, ossia le persone  con disabilità dei tre enti coinvolti. Tagliando, colorando e incollando, il logo di ChangeAble ha preso forma ed ora Coopattiva e GAP IE lavoreranno alla sua realizzazione finale.

Estremamente importante per porre le giuste basi di partenza per lo sviluppo dei materiali formativi del progetto è stata la sessione guidata da die reha che ha permesso all’intero gruppo di ragionare sul questionario di approfondimento sulle conoscenze e la sensibilità delle persone con disabilità relativamente al cambiamento climatico e alla sostenibilità ambientale. 

Il questionario sarà rivolto a più di 600 persone con disabilità nei tre territori nazionali coinvolti e i risultati che emergeranno dalle risposte raccolte permetteranno di avere un quadro più chiaro e completo sugli effetti che il cambiamento climatico ha sulla vita delle persone disabili, offrendo una base solida per sviluppare contenuti formativi validi, specifici e accessibili sul tema ambientale e sociale.

Cosa ci si aspetta, quindi, da ChangeAble? Che il successo si basi sull’empowerment delle persone e sulla messa a punto di attività pratiche e accessibili, capaci di permettere a tutte e tutti di riscoprire un nuovo rapporto con la natura e con l’ambiente. Ci si aspetta di creare una comunità forte basata sul concetto di cura reciproca che sappia comunicare in maniera inclusiva i traguardi raggiunti, ma non solo: attraverso ChangeAble si vuole stabilire una connessione duratura con l’apparato politico, con l’obiettivo di vedere tutti/e i/le cittadini/e non solo rappresentati/e ma anche attivamente partecipi alle decisioni pubbliche locali per avere un impatto tangibile che includa cambiamenti ambientali e sociali visibili e a lungo termine.

Lavorare insieme mettendosi in gioco e trovando soluzioni per far partire al meglio il progetto è stato il punto di forza dell’evento, in cui ognuno ha messo a nudo i propri limiti, le proprie potenzialità, i propri dubbi e ha condiviso idee e proposte per un futuro diverso, alla portata di tutti/e.

Il lavoro di questi due giorni è stata un’esperienza unica all’insegna della cura reciproca e della voglia di mettere in moto il cambiamento! Tutti e tutte non vediamo l’ora di fare i prossimi passi insieme!

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Prosegue il percorso Good Food con un gruppo di studenti e studentesse dell’Istituto Mantegna di Brescia, al fine di accrescere la consapevolezza della comunità scolastica sulle tematiche legate alla sostenibilità alimentare.

Tre incontri in presenza tra gennaio e marzo, il supporto a distanza e momenti online con gli studenti rappresentano le tappe chiave di un cammino di educazione e consapevolezza che mette al centro il rapporto tra cibo, sostenibilità e cittadinanza attiva. Gli studenti e le studentesse coinvolti/e stanno raccogliendo dati e monitorando il posizionamento della scuola sui temi Cibo & Spreco / Ambiente e Cibo & Spreco / Salute e Cultura, attraverso azioni di osservazione, ascolto e raccolta di dati qualitativi e quantitativi.

Attraverso momenti di confronto e supporto, pensati per stimolare il pensiero critico e analitico, con attività di discussione e analisi, gli studenti e le studentesse stanno lavorando su ciò che desiderano migliorare concretamente all’interno della loro scuola. L’attenzione è concentrata su temi come la riduzione dello spreco alimentare, l’utilizzo della plastica negli spazi scolastici e la valorizzazione dei prodotti locali, con l’obiettivo di immaginare azioni capaci di generare un cambiamento reale nella quotidianità dell’istituto.

Il lavoro svolto finora ha permesso di far emergere esigenze, idee e proposte operative, favorendo un approccio attivo e orientato alla trasformazione.

Il mese di aprile sarà chiave per attivare la fase più concreta e operativa, in cui il gruppo dei GoodFooders sarà chiamato a trasformare le riflessioni emerse in azioni, idee e pratiche capaci di incidere sul quotidiano, sperimentando in prima persona cosa significa prendersi cura del cibo, dell’ambiente e della comunità.

Quello avviato a Brescia è solo l’inizio di un percorso che punta a rendere le nuove generazioni protagoniste attive del cambiamento.

Si è svolto il 19 febbraio a Modena il workshop dal titolo “Mettiamoci in gioco per la Democrazia!”, promosso nell’ambito del progetto europeo Stand Up for Europe!

L’iniziativa, organizzata da InEuropa in collaborazione con Europe Direct Modena, Informagiovani, ha registrato un’ottima partecipazione, coinvolgendo 22 giovani, tra cui anche ragazze e ragazzi impegnati nel servizio civile del Comune.

Il workshop si è inserito nel quadro del progetto europeo Stand Up for Europe!, finanziato dal programma Erasmus+, che promuove l’educazione alla cittadinanza attiva e il rafforzamento dei valori democratici. Dopo una presentazione introduttiva a cura di Informagiovani, la cui responsabile ha illustrato le opportunità dedicate ai giovani sul territorio, i partecipanti sono stati coinvolti in una serie di attività laboratoriali sviluppate insieme ai partner europei del progetto.

Il percorso è condotto da Barbara Grazzini che, insieme ad alcuni membri dello staff di InEuropa, hanno guidato il gruppo in una riflessione partecipata sul concetto di democrazia. In un’ora e mezza di lavoro dinamico e coinvolgente, si sono alternati momenti di dialogo e attività pratiche pensate per stimolare il confronto attivo e intergenerazionale sui temi della cittadinanza europea e del ruolo di ciascuno nella costruzione di un’Europa più inclusiva e consapevole.

Il laboratorio, vivace e animato, ha saputo sorprendere gli stessi partecipanti, che si sono messi in gioco con entusiasmo e spirito critico. Sono emersi valori condivisi, ma anche punti di vista differenti, discussi apertamente e con rispetto, a testimonianza della ricchezza del confronto democratico.

Tra gli elementi più significativi emersi durante le attività, colpisce il fatto che tutti e cinque i gruppi di lavoro abbiano inserito i diritti umani al primo posto nel ranking dei valori associati alla democrazia. Un risultato tutt’altro che scontato, che restituisce l’immagine di una generazione attenta alle libertà fondamentali e alla tutela della dignità della persona.

Anche il lavoro sulle citazioni ha offerto spunti interessanti: nel selezionare la frase sulla democrazia con cui si sentivano maggiormente in accordo, diversi partecipanti si sono stupiti nello scoprire chi ne fosse l’autore o l’autrice. Un passaggio che ha aperto nuove riflessioni sul peso delle parole, sul contesto storico e su come alcune idee restino attuali al di là di chi le ha pronunciate.Particolarmente apprezzate sono state le attività in piccolo gruppo e le dinamiche di confronto durante l’attività di “speed dating”, che hanno favorito uno scambio più diretto e accessibile, permettendo a tutti di esprimersi senza la pressione di dover intervenire davanti all’altro/a interlocutore.

La serata si è conclusa in un clima conviviale con un aperitivo offerto da InEuropa, momento informale che ha favorito ulteriormente lo scambio tra i presenti e rafforzato il senso di partecipazione alla vita democratica europea.