Dal 1 al 3 maggio 2026, l’Aga Khan Academy di Mombasa (partner del progetto Just Maps) ha ospitato l’Educator’s Conference 2026, un evento internazionale dedicato a educatori, insegnanti e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, riuniti attorno al tema “Educating for Impact: Local Roots, Global Reach”. Tre giorni intensi, costruiti come un percorso coerente e progressivo, in cui ogni sessione ha alimentato la successiva, creando un filo rosso capace di connettere riflessioni, strumenti pratici ed esperienze concrete per ripensare il ruolo dell’educazione in un mondo sempre più interconnesso.
Si è partiti dall’identità e dalla visione del leader educativo, esplorando valori personali e aspirazioni professionali, per poi allargare lo sguardo verso la dimensione globale mostrando come le scuole africane stiano contribuendo attivamente a ridefinire i curricula su scala mondiale. La fiducia nelle comunità, il pensiero sistemico, l’educazione ambientale esperienziale e il service learning hanno completato un quadro ricco e multidimensionale, dimostrando che insegnare bene significa saper leggere il contesto locale e proiettarlo verso orizzonti più ampi.
In questo percorso, è entrata in gioco InEuropa – presente insieme a GAP Spagna – con la metodologia LEGO® Serious Play®, che ha rappresentato il vero punto di sintesi: Transformative Bricks, una sessione partecipativa e un approccio che permette di imparare facendo, pensando con le mani prima ancora che con le parole.
A condurre i workshop è stata Barbara Grazzini affiancata da Carlos Oppe e rispettivamente dai soci Andrea Pignatti e Juan Manuel Redondo, e da loro 5 collaboratrici – Attraverso il gioco costruttivo e la narrazione visiva, i partecipanti hanno trasformato concetti complessi come cittadinanza globale, sostenibilità ambientale, giustizia sociale in modelli tangibili e condivisibili, rendendo ancora più concreto ciò che era stato elaborato nelle altre sessioni. Un momento di straordinaria potenza creativa, capace di unire le voci di educatori provenienti da tutto il mondo in un linguaggio universale: quello delle mani che costruiscono e delle storie che si raccontano.
Durante i workshop, insegnanti e educatori, e anche alcuni studenti della Aga Khan Academy che si sono uniti al gruppo, sono stati invitati a costruire con il Lego delle rappresentazioni delle proprie comunità, dei valori che le attraversano, delle sfide quotidiane e delle aspirazioni future. Mattoncino dopo mattoncino, sono emerse storie diverse ma profondamente connesse: sostenibilità, giustizia sociale, responsabilità ambientale.
Non si è trattato di una semplice attività creativa. Il cuore del lavoro è stato proprio nel passaggio dall’astratto al concreto: trasformare concetti complessi legati alla Global Citizenship Education in modelli tridimensionali, tangibili, condivisibili. In questo processo, ogni costruzione trovava il suo spazio, e ogni racconto diventava parte di una narrazione collettiva.
Il workshop è stato replicato nelle giornate del 1 e 2 maggio e ha coinvolto un totale di ca. 78 partecipanti, organizzati in piccoli gruppi di lavoro. La dinamica ha favorito non solo la riflessione individuale, ma anche una costruzione condivisa: pezzi diversi che, uniti, hanno iniziato a delineare una visione comune di comunità.
Quello che è rimasto, al di là dei modelli costruiti, è stato proprio questo: la possibilità di vedere – e toccare – come le realtà locali possano dialogare con sfide globali. Un esercizio che ha aperto spazi di confronto autentico tra educatori provenienti da contesti diversi a livello internazionale, ma accomunati dalla stessa domanda: come educare oggi, pensando al domani.
La conferenza ha offerto anche un’occasione preziosa al di fuori delle aule. Barbara Grazzini e Carlos Oppe, coordinatori del progetto europeo Just Maps, hanno incontrato il gruppo dei Just Mappers dell’Aga Khan Academy Mombasa per fare il punto su un lavoro di ricerca e analisi partecipata davvero straordinario. Ragazze e ragazzi completamente immersi nel loro ruolo di ricercatori attivi, stanno mappando aree della loro città per identificare criticità e opportunità su cui costruire proposte concrete da presentare al governo locale e agli stakeholder del territorio. Il focus è sulla sostenibilità ambientale, e tre situazioni sono oggetto di approfondimento: 1) le migliaia di tuk tuk — i caratteristici Ape Piaggio — che intasano il traffico cittadino, fonte di inquinamento che potrebbero convertirsi all’elettrico; 2) lo spreco alimentare prodotto dalla ristorazione locale, su cui esistono margini concreti di intervento; 3) l’incremento della piantagione di mangrovie nelle aree verdi e umide della città: queste straordinarie piante non solo purificano l’aria, ma contribuiscono attivamente alla stabilità fisica del territorio, proteggendo le coste dall’erosione e rafforzando gli ecosistemi urbani costieri. Tre proposte diverse per contesto e scala, ma accomunate da una stessa logica: partire da ciò che si conosce e si vive ogni giorno per immaginare soluzioni reali e realizzabili.
L’energia e la motivazione dei giovani Just mappers sono state contagiose. Alcuni di loro si ritroveranno a Saragozza nell’ottobre 2026 per il meeting transnazionale del progetto, dove studenti e studentesse provenienti appunto da Kenya, Italia, Spagna, Irlanda e Polonia si confronteranno sui rispettivi lavori di mappatura, costruendo insieme visioni e soluzioni per città più giuste e sostenibili. Un appuntamento atteso, che promette di trasformare mesi di ricerca locale in un dialogo globale ricco e autentico.
A chiudere i tre giorni, Carlos Oppe di GAP Spagna ha indossato i panni del giudice in un vivace debate in cui insegnanti e studenti si sono sfidati a colpi di argomentazione non violenta, sempre attorno ai temi della cittadinanza globale. Un finale perfetto per una conferenza che ha saputo mettere al centro non solo il sapere, ma il saper fare, il saper stare insieme e il saper cambiare le cose.

Perché è stato importante





