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di Barbara Grazzini e Carlos Oppe

Prima di entrare nel vivo dell’Educator’s Conference di Mombasa, vogliamo raccontare il percorso che ci ha portati fin là e ciò a cui abbiamo assistito durante la nostra permanenza. Perché quei dieci giorni in Kenya non sono stati solo un viaggio professionale. È stata un’esperienza che ci è entrata sottopelle e da allora ci è rimasta dentro.

Siamo atterrati con il nostro team e con le nostre famiglie, e ci siamo lasciati avvolgere dal Paese. Prima siamo entrati nel Parco Tsavo Est e lo Tsavo Ovest: paesaggi sconfinati, natura selvaggia, il tempo che rallenta fino ad adattarsi al ritmo della savana. Il verde intenso della boscaglia, le strade di terra rossa, un orizzonte ocra che sembrava non finire mai, cieli così azzurri che le nuvole sembravano disegnate su una tela. Tramonti come fuoco. Per qualche giorno, l’unica cosa che contava era guardare, ascoltare, respirare.

Ci siamo spostati sulla costa, nella cittadina di Watamu. Un Kenya diverso. Il caos dei mercati, tuk-tuk, moto e auto con i clacson sempre accesi, che si muovono tra mucche e capre che si nutrono di plastica e rifiuti. L’odore di terra secca, il caldo, i volti, le voci, mille dinamiche nuove da assorbire tutte in una volta. Abbiamo parlato con la gente per strada. Abbiamo scoperto che molte famiglie italiane hanno costruito negli anni legami forti con la comunità.

E poi abbiamo incontrato un maestro. Un insegnante di scuola elementare conosciuto per caso, che parlava un italiano e un inglese perfetti e che ci ha semplicemente invitati a visitare la sua scuola. Abbiamo detto di sì. Quello che abbiamo trovato era una piccola scuola di villaggio piena di bambini orfani in divise immacolate, che ci hanno accolto cantando “Jambo Bwana”, la canzone keniota di benvenuto. Ci hanno abbracciati, hanno giocato con i nostri telefoni, ci hanno raccontato le loro giornate, volevano sapere cosa avevamo portato. Le loro maestre erano attente, generose, piene di energia, determinate a dare a questi bambini un futuro.

Da lì, il nostro autista di tuk-tuk ci ha portati alla scuola di suo figlio in un’altra zona della città: una scuola pubblica con classi dall’asilo alle medie. Ormai sapevamo “Jambo Bwana” a memoria e l’abbiamo cantata insieme a ogni classe che ci accoglieva; ma fuori dal cancello, abbiamo notato tre bambini che giocavano con vecchi copertoni, sbirciando nel cortile della scuola. Non potevano entrare. Alcuni erano orfani, altri avevano famiglie che non potevano permettersi la retta annuale di 25 euro.

Quell’immagine ci è rimasta dentro. E con essa la domanda: cosa possiamo fare? Una donazione non risolve le cose. I gessetti, il materiale scolastico, i piccoli regali che avevamo portato erano una goccia nell’oceano. Non garantiscono un’istruzione per tutti, non mettono un pasto sano in ogni piatto, non costruiscono il mondo sicuro che questi bambini meritano. La risposta onesta è che non abbiamo una risposta; siamo entrati alla conferenza portando con noi quella domanda, e ciò ha cambiato il modo in cui abbiamo ascoltato tutto quello che è venuto dopo.

Poi è arrivata Mombasa, dove i clacson di tuk-tuk, moto e auto sono diventati la colonna sonora della città, tra mercati coperti e negozi che si riversano nelle strade, centinaia di persone in movimento continuo da un luogo all’altro. Era la città che ci avrebbe ospitati per i tre giorni successivi.

La Conferenza

Dal 1° al 3 maggio 2026, l’Aga Khan Academy di Mombasa — partner del progetto Just Maps guidato da GAP Spain e coordinato da InEuropa — ha ospitato l’Educator’s Conference 2026, un evento internazionale che ha riunito educatori, insegnanti e dirigenti scolastici dall’Africa e da altri continenti attorno al tema “Educating for Impact: Local Roots, Global Reach” (“Educare per generare impatto: radici locali, portata globale”). Tre giorni concepiti come un unico percorso, in cui ogni sessione si costruiva sulla precedente, intrecciando riflessioni, strumenti ed esperienze per ripensare il ruolo dell’educazione in un mondo interconnesso.

L’intervento di apertura è stato affidato alla Dott.ssa Chizoba Imoka-Ubochima dalla Nigeria, che ha parlato della storia familiare come strumento per comprendere la cultura e le radici locali — un punto di partenza che ci è sembrato profondamente giusto dopo quello che avevamo appena visto lungo la strada.

Sono seguite otto sessioni, che si sono mosse dall’identità e dalla visione del leader educativo, attraverso i valori personali e le aspirazioni professionali, fino alla dimensione globale e al ruolo che le scuole africane stanno giocando nel ridisegnare i curricula a livello mondiale. Fiducia nelle comunità, pensiero sistemico, educazione ambientale esperienziale, service learning — un quadro ricco e stratificato, tutto orientato verso la stessa idea: insegnare bene significa saper leggere il proprio contesto locale e collegarlo a orizzonti più ampi.

All’interno di questo percorso, abbiamo introdotto la metodologia LEGO® Serious Play® con due sessioni intitolate Transformative Bricks: imparare facendo, pensare con le mani prima ancora che con le parole.

Barbara di InEuropa ha condotto i workshop LSP, supportata da Carlos e dai nostri colleghi Andrea Pignatti e Juan Manuel Redondo. E qui è successa una cosa speciale: le nostre cinque figlie, tra i 16 e i 26 anni, sono venute con noi e hanno lavorato come assistenti per tutto l’evento. Si sono sedute accanto ai partecipanti, hanno supportato le attività, si sono connesse con studenti e insegnanti da tutto il mondo, hanno preso parte ad altri workshop, hanno ascoltato i dibattiti su “pensare globale, agire locale”. Sono tornate a casa con qualcosa che non avremmo potuto dare loro in nessun altro modo — amicizie, prospettive e un’esperienza di vita che resterà con loro per sempre.

Attraverso il gioco e lo storytelling visivo, i partecipanti hanno trasformato grandi idee — cittadinanza globale, sostenibilità ambientale, giustizia sociale — in modelli che si potevano toccare, condividere, indicare. Insegnanti, educatori e un gruppo di studenti dell’Aga Khan Academy hanno costruito rappresentazioni delle loro comunità, dei loro valori, delle loro sfide quotidiane e delle loro speranze. Mattoncino dopo mattoncino, sono emerse storie diverse ma profondamente connesse. Inquinamento dell’acqua, gestione dei rifiuti — con la plastica come tema ricorrente — povertà energetica, necessità di proteggere le aree verdi, ripensare la mobilità, garantire un accesso equo alla città. Gli stessi temi che avevamo visto con i nostri occhi sulla costa e per le strade di Mombasa tornavano qui, plasmati in mattoncini e colori dalle mani di chi vive la propria quotidianità in queste vivaci comunità africane.

Non si è trattato solo di un esercizio creativo. Il punto era proprio il passaggio dall’astratto al concreto: rendere idee complesse legate alla Global Citizenship Education qualcosa di tridimensionale e condivisibile. Ogni costruzione aveva un posto. Ogni storia diventava parte di una narrazione collettiva.

I due workshop si sono svolti il 1° e il 2 maggio con circa 78 partecipanti suddivisi in piccoli gruppi di lavoro. La dinamica ha spinto le persone oltre la riflessione individuale: pezzi separati, messi insieme, hanno cominciato ad assomigliare a una visione condivisa di ciò che una comunità può essere.

Ciò che ci è rimasto, al di là dei modelli sui tavoli, è stato esattamente questo: la possibilità di vedere e toccare come le realtà locali possano dialogare con le sfide globali. Uno scambio sincero tra educatori provenienti per lo più dall’Africa, tutti con la stessa domanda: come educhiamo oggi, tenendo a mente il domani?

Oltre ai workshop

La conferenza ci ha dato spazio anche per qualcos’altro. Noi due, coordinatori del progetto europeo Just Maps, abbiamo incontrato i ventuno studenti del gruppo Just Mappers dell’Aga Khan Academy per rivedere le loro ricerche. Questi ragazzi stanno mappando alcune zone della loro città per individuare sfide e opportunità e trasformarle in proposte concrete da portare al governo locale e agli stakeholder. Il loro focus è la sostenibilità ambientale e stanno lavorando su tre questioni: le migliaia di tuk-tuk che intasano il traffico cittadino e aumentano l’inquinamento, che potrebbero essere convertiti all’elettrico; lo spreco alimentare prodotto dai ristoranti locali, dove un intervento reale è possibile; e l’espansione della piantumazione di mangrovie nelle aree verdi e umide della città — piante che purificano l’aria e tengono fisicamente insieme la linea costiera, proteggendola dall’erosione.

Tre proposte, diverse per portata, ma costruite tutte sulla stessa logica: partire da ciò che si conosce e si vive ogni giorno e immaginare soluzioni reali a partire da lì.

L’energia di questi giovani Just Mappers era contagiosa. Nove di loro voleranno a Saragozza nell’ottobre 2026 per l’incontro transnazionale del progetto, dove studenti da Kenya, Italia, Spagna, Irlanda e Polonia condivideranno il loro lavoro di mappatura e costruiranno insieme visioni per città più giuste e sostenibili. Mesi di ricerca locale che si trasformeranno in una conversazione globale.

Per chiudere i tre giorni, Carlos di GAP Spain è entrato in scena come giudice di un vivace dibattito: “L’educazione non riguarda più l’intelligenza; riguarda chi sa usare meglio l’IA”. Quattro studenti a favore della mozione, quattro insegnanti contro. Gli studenti sono stati così brillanti e convincenti che i quattro giudici hanno assegnato loro la vittoria all’unanimità. Un finale all’altezza di una conferenza che ha messo al centro non solo la conoscenza, ma la capacità di agire, di stare insieme e di cambiare le cose.

Siamo tornati a casa con i mattoncini riposti in valigia, le canzoni di quei bambini ancora nelle orecchie e la stessa domanda con cui eravamo entrati — cosa possiamo fare?  Non abbiamo una risposta netta, ma abbiamo un’idea più chiara di dove cominciare: dal locale, dalle relazioni, dalle mani che costruiscono. E dalla prossima generazione, la nostra e la loro, che già sa che pensare globale e agire locale non è uno slogan. È l’unica strada da percorrere.

Il 10 e l’11 aprile scorsi, l’Istituto Comprensivo Umberto I di Lanciano ha ospitato un’intensa sessione di laboratori creativi che ha visto protagonisti 184 studenti e 9 insegnanti. Sotto la guida dei facilitatori Barbara Grazzini e Andrea Pignatti di InEuropa, dieci classi – ripartite tra le prime della secondaria Umberto I e le primarie dei plessi Principe di Piemonte e Rocco Carabba – hanno sperimentato un modo innovativo di osservare e ripensare il proprio territorio. Questa iniziativa rappresenta un nuovo traguardo in una collaborazione storica che dura ormai dal 2015, nata grazie all’impegno della professoressa Rosato e cresciuta nel tempo attraverso progetti internazionali come Waterexplorer e Just Action, fino all’attuale ruolo dell’IC Umberto I come partner ufficiale di Just Maps, progetto europeo su educazione alla cittadinanza globale ideata e coordinata proprio da InEuropa.

L’adozione della metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® ha permesso di trasformare il concetto di mappatura partecipativa in un’azione fisica e tridimensionale. Attraverso la costruzione di modelli con i mattoncini, ogni studente ha avuto l’opportunità di dare forma alla propria percezione degli spazi quotidiani, rendendo visibili idee che spesso faticano a trovare espressione solo con le parole. Nonostante i tempi ristretti e la numerosa partecipazione, l’entusiasmo ha contagiato anche il corpo docente, partecipe di un processo in cui la prospettiva del singolo è diventata valore collettivo per la creazione di mappe 3D. Le narrazioni emerse dai modelli hanno messo a nudo le criticità delle aree analizzate, come la scarsità di zone verdi, l’accessibilità ridotta, i rifiuti e il peso del traffico urbano, ma hanno anche saputo celebrare la ricchezza delle relazioni umane. Tra i mattoncini sono apparsi i racconti di persone che osservano il mondo dalle finestre, con gesti quotidiani come lo scuotere i panni, l’importanza dell’acqua e del verde, il valore dei collaboratori scolastici, la centralità della maestra e l’importanza di strumenti quotidiani come una penna o un banco, visti come cardini della vita scolastica.

L’efficacia del metodo si è manifestata nella capacità di coinvolgere attivamente ogni partecipante, garantendo a tutti lo spazio per contribuire e condividere. Gli insegnanti hanno evidenziato come questa esperienza abbia permesso di scoprire lati inediti della personalità degli alunni, facendo emergere in appena un’ora di workshop emozioni, timori e punti di forza individuali che spesso restano sommersi. Oltre all’aspetto pedagogico, l’attività ha confermato la potenza del “gioco serio” nel creare scenari condivisi e stimolanti, dove l’inclusione diventa una pratica naturale. Questo percorso a Lanciano si inserisce in una più ampia fase pilota che vedrà il suo culmine a ottobre 2026. In quell’occasione, a Saragozza, gli studenti dei cinque paesi partner – Italia, Spagna, Irlanda, Polonia e Kenya – si riuniranno per tre giorni di laboratorio intensivo coordinato da InEuropa, pronti a presentare le loro mappe e proposte concrete alle amministrazioni locali, trasformando l’osservazione dei ragazzi in un vero motore di cambiamento per l’intera comunità.

Due giornate intense e piene di entusiasmo e partecipazione hanno visto 27 tra insegnanti ed educatori dell’IC Leopardi di Castelnuovo Rangone lavorare e costruire insieme per individuare e condividere strategie di comunicazione efficaci e di partecipazione attiva di tutto il personale della scuola, al fine di incentivare la collaborazione interna ed esterna e favorire il benessere di tutti gli attori all’interno di ogni ordine, dall’infanzia alla secondaria di primo grado, passando dalla primaria.

Facilitata da Barbara Grazzini e Andrea Pignatti attraverso la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®, l’esperienza ha permesso ad ogni partecipante di aprirsi, condividere i propri obiettivi e di esprimere le proprie opinioni e idee in modo creativo e concreto in un’atmosfera serena e divertente, portando utili spunti per costruire insieme una scuola migliore, organizzata, incentivante e motivante, che possa affrontare le sfide quotidiane in modo condiviso e partecipato da tutti.

Sabato 14 Giugno 2025 si è svolto, presso la Fondazione Castello di Padernello, il workshop “La crisi climatica nelle zone rurali – strategie di adattamento ed opportunità per il futuro”, parte del progetto SURF – Sustainable Rural Future

Il workshop rientra in un percorso iniziato a Dicembre 2024 con la comunità della Bassa Bresciana, con un primo workshop mirato ad approfondire il concetto di adattamento alla crisi climatica nelle comunità rurali, andando ad identificare rischi e specifiche vulnerabilità sia in termini di sensibilità che di capacità di adattamento.

In questo secondo incontro siamo partiti dai rischi predominanti individuati e abbiamo lavorato insieme condividendo strategie e buone pratiche che offrono soluzioni praticabili per adattarsi al cambiamento climatico nella zona della Pianura Bresciana, analizzandone punti deboli e forti, e andando ad identificare opportunità e nuove azioni mirate per il futuro.

Abbiamo lavorato con 8 rappresentanti di associazioni locali, da Legambiente, alla Condotta TerreAcque Bresciane di Slow Food, a CuoreAmico, alla Fondazione Castello di Padernello e di amministrazioni pubbliche locali e provinciali.

Dopo un’attività iniziale di ice breaking e un breve riepilogo sullo stato dell’arte del progetto SURF (prodotti sviluppati a oggi) e sui risultati dell’attività svolta durante il workshop precedente sia in Italia che negli altri paesi partner, siamo entrati nel vivo della discussione sulle buone pratiche esistenti e sui progetti attivi nell’area in tema di adattamento ai cambiamenti climatici.

Attraverso il dialogo e il confronto aperto, sono state condivise buone pratiche e iniziative già attive sul territorio (il progetto di Ri-valorizzazione del Fiume Mella, Greenway del Mella, progetto europeo GoodFood, iniziative locali sui rifiuti e buona alimentazione, la Fondazione Castello di Padernello come progetto di azione partecipativa “dal basso”), analizzandone congiuntamente punti di forza e di debolezza, ostacoli e opportunità.

Tra le barriere e difficoltà si delineano la mancanza di competenze e volontà a livello di amministrazioni locali, gli ostacoli burocratici, la scarsa partecipazione giovanile, la mancanza di supporto e di continuità nei progetti ambientali a causa del turnover del personale e la mancanza di una visione a lungo termine. Tra le esigenze da cui partire per lavorare per il futuro, emergono: la necessità di offrire ai giovani opportunità di incontro e dialogo informali e un maggiore coinvolgimento attivo; il bisogno di creare un supporto comunicativo efficace per promuovere i progetti e cambiare la percezione delle persone ascoltando i loro punti di vista per avere una visione più ampia e completa; la necessità di organizzare eventi che affrontino temi specifici e promuovano la partecipazione attiva; l’importanza di credere nei valori e di lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni.

Il workshop si è concluso con un pranzo condiviso, durante il quale i partecipanti hanno continuato a confrontarsi, scambiando opinioni, suggerimenti e punti di vista sui temi trattati.

La mattinata è stata ricca di spunti preziosi e i partecipanti hanno contribuito con esperienze concrete a costruire una visione collettiva per affrontare le sfide del cambiamento climatico con creatività e collaborazione.

Da gennaio a maggio InEuropa ha promosso un ciclo di laboratori rivolti a bambine e bambini tra gli 8 e 11 anni presso le scuole primarie Anna Frank di Montale e Don Milani di Castelnuovo Rangone dell’l’Istituto Comprensivo Giacomo Leopardi. Il ciclo di laboratori rientra nell’ambito del progetto “Esperti in didattica Indoor e Outdoor con Lego Serious Play” realizzato dall’Istituto Comprensivo G. Leopardi di Castelnuovo Rangone stesso – finanziato dal PNRR Missione 4: Istruzione e Ricerca – Componente 1 Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione – Investimento 3.1 Nuove competenze e nuovi linguaggi nell’ambito della Missione 4.

All’interno del progetto sono stati realizzati 20 laboratori prevalentemente incentrati sulla metodologia Lego® Serious Play® (LSP), che hanno visto la partecipazione di oltre 45 alunni e alunne. Gli incontri sono stati condotti da Barbara Grazzini e Andrea Pignatti supportati dallo staff di InEuropa, i quali hanno accompagnato i partecipanti in un percorso esperienziale volto a esplorare i propri valori e il significato del lavoro di squadra. Durante i workshop è stato dato rilievo al concetto di collaborazione, intesa come strumento per affrontare insieme — in modo creativo e partecipativo — i temi legati alla cittadinanza attiva e globale.

Attraverso la metodologia LSP gli studenti e le studentesse hanno imparato a conoscersi tra di loro e a dare un significato ai valori che li uniscono, dando forma concreta a concetti come il rispetto, la collaborazione, l’ascolto e la responsabilità. Tramite il gioco, ogni costruzione è diventata l’occasione per condividere esperienze, esprimere emozioni e riflettere sul significato di essere parte di una comunità.

L’attività è stata arricchita da esercizi di team building e momenti di riflessione ispirati al progetto Just Action, finanziato dal programma europeo Erasmus Plus, grazie al quale InEuropa ha messo a disposizione degli insegnanti materiali educativi gratuiti e replicabili.

L’entusiasmo e il coinvolgimento degli insegnanti hanno confermato il valore di questo approccio ludico-educativo, capace di affrontare temi complessi in modo accessibile e coinvolgente.

Il 15 maggio 2025, una classe quarta del Liceo Formiggini di Sassuolo (MO) ha partecipato al workshop Io, tu, noi nell’ambito del progetto Erasmus+ Stand Up for Europe. Il progetto vede la cooperazione di università e centri di formazione di Germania, Italia, Slovenia, Ungheria e Turchia per sviluppare un percorso formativo per aiutare giovani e operatori giovanili a ragionare sui valori europei (come democrazia, cooperazione e uguaglianza) e prepararli a rispondere in modo costruttivo agli slogan antidemocratici e populisti e all’hate speech.

In linea con i materiali e percorsi educativi di Stand up for Europe e alla loro modulabilità sulla base dei temi da affrontare con i giovani, il workshop (guidato da Barbara Grazzini e Daniela Ottolini di InEuropa) si è concentrato principalmente sulla valutazione e il confronto tra i valori di studenti e studentesse: a partire dall’identificazione dei valori individuali, si è attivato un dialogo sereno e uno scambio rispettoso dei diversi punti di vista, per mettere in evidenza i punti in comune da cui partire per una collaborazione armonica all’interno del gruppo classe.

Gli studenti hanno scoperto quanto condividano valori fondamentali come l’amicizia, il rispetto e la profondità delle relazioni. Il workshop ha stimolato riflessioni preziose, creando un momento di confronto unico.

È stata un’esperienza che ha lasciato il segno sui partecipanti: grazie a Stand up for Europe, la classe ora possiede gli strumenti per rafforzare il dialogo e costruire un ambiente più inclusivo.

Nome del Progetto: Creating Local Youth and Municipalities’ alliances for climate ACTion

Acronimo: CLYMACT

Progetto in corso

Programma e bando: Programma Citizens, Equality, Rights and Values (CERV) – Bando Reti di città 2024

Capofila: Unione Reno Galliera (Italia)

Breve descrizione:

Il progetto CLYMACT riunisce le comunità di 6 enti locali di diversi paesi europei per discutere le sfide ambientali affrontate, condividere migliori pratiche e sviluppare soluzioni congiunte facendo leva sul coinvolgimento dei giovani. Il partenariato di CLYMACT promuoverà la creazione di una rete europea di città e paesi di piccole e medie dimensioni, in cui l’importanza e il valore delle comunità locali possano essere riconosciuti e sviluppati come ambito ottimale per la diffusione della consapevolezza sui temi legati al cambiamento climatico, in base alle criticità che queste realtà stanno vivendo quotidianamente. Il dialogo tra realtà territoriali simili, con un coinvolgimento chiave dei giovani, rappresenta infatti il livello di governance più vicino ai cittadini, in grado di intercettare bisogni ed esigenze e di trasmettere l’adozione di buone pratiche.

Obiettivi del progetto:

  • rafforzare il dialogo tra amministrazioni locali e giovani cittadini su temi cruciali per sviluppare soluzioni concrete, condivise e durature per diminuire l’impatto ambientale delle attività umane;
  • identificare buone pratiche e strategie e sensibilizzare sulla mobilità alternativa a emissioni zero, stimolando la progettazione di idee/percorsi/strumenti per la mobilità sostenibile, la produzione e il consumo alimentare sostenibile, la prevenzione e la gestione dei rifiuti, la povertà energetica e il sostegno a individui e famiglie vulnerabili;
  • responsabilizzare i giovani a livello locale ed europeo affinché agiscano come ambasciatori del clima, coinvolgendo le loro comunità e creando contatti a livello internazionale per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di cambiare i comportamenti individuali per raggiungere gli obiettivi climatici europei;
  • promuovere la consapevolezza e il dialogo tra cittadini e amministrazioni sui cambiamenti climatici, al fine di tradurre gli obiettivi europei per la transizione verde a livello locale;
  • aumentare la consapevolezza della cittadinanza europea, il senso di appartenenza e la solidarietà, sia tra i giovani che tra le comunità e gli amministratori locali.

Attività del progetto:

Le attività prevedono innanzitutto la creazione di gruppi locali di circa 20 giovani in ogni città coinvolta. I giovani nomineranno una piccola delegazione di 2-3 Spokespersons all’interno di ciascun gruppo, che fungeranno da ambasciatori agli eventi transnazionali di progetto.

Il progetto si articolerà quindi in 6 eventi in presenza a cui parteciperanno tutti i partner, le delegazioni di giovani e le comunità locali per discutere di temi ambientali prioritari:

  • 1° evento a Mislata (Spagna) dedicato alla mobilità sostenibile
  • 2° evento ad Agii Anargiri-Kamatero (Grecia) dedicato alla povertà energetica
  • 3° evento a San Giorgio di Piano (Italia) dedicato alla povertà alimentare
  • 4° evento a Arrankudiaga-Zollo (Spagna) dedicato alla mitigazione degli effetti della crisi climatica nelle zone urbane
  • 5° evento a Podstrana (Croazia) dedicato alla gestione e riduzione dei rifiuti urbani
  • 6° evento a Zuglo (Ungheria) dedicato alla riduzione dei rifiuti organici e compostaggio

Ciascun evento comprenderà discussioni e talk di esperti, workshop e tavole rotonde tra giovani ambasciatori e amministrazioni locali per trovare possibili soluzioni alle sfide in questione. Ogni evento sarà quindi seguito da azioni locali guidate dai giovani in tutti i paesi partner in collaborazione con scuole secondarie e associazioni/enti attivi nell’ambito interessato. Queste azioni includeranno attività di sensibilizzazione ed esplorazione delle possibili risposte e buone prassi.

Verrà creata così una raccolta di raccomandazioni affinché le amministrazioni locali sostengano i cittadini in modo più efficace nell’adozione di stili di vita a minore impatto ambientale e  incorporino il punto di vista dei giovani, per una co-progettazione più partecipata. Questa pubblicazione e i risultati del progetto verranno presentati all’evento finale online.

Partenariato:

  • Municipalità di Zuglo (Ungheria)
  • Municipalità di Podstrana (Croazia)
  • Municipalità di Mislata (Spagna)
  • Municipalità di Agii Anargiri-Kamatero (Grecia)
  • Global Action Plan España (Spagna)

Durata: 24 mesi – 01/01/2025-31/12/2026

Contributo UE: 190.000 Euro

Progetto: Reno.Galliera: fare Unione con la progettazione

Soggetto attuatore: Unione Reno Galliera

Finanziato nell’ambito di: Bando per la promozione della cittadinanza europea 2024

Obiettivo del progetto: realizzare un percorso di Institutional building per promuovere la conoscenza e la capacità di progettazione e partecipazione ai programmi di finanziamento promossi dall’Unione europea, con particolare focus sui programmi CTE/INTERREG. Esso si pone in continuità con il lavoro svolto nel progetto “Reno Galliera chiama EuroPA” realizzato nel 2023 che aveva avviato un percorso di formazione sull’europrogettazione e che aveva portato a un’analisi dei bisogni e delle priorità del territorio, traducibili in idee progettuali. Il progetto mira anche a coinvolgere il territorio nel processo di co-progettazione, favorendo lo sviluppo delle competenze progettuali e l’utilizzo di nuovi strumenti per la progettazione. Inoltre, intende rafforzare il network europeo del territorio dell’Unione Reno Galliera, sviluppando azioni progettuali direttamente collegate alle reali problematiche locali e con potenziale di finanziamento.

Il progetto ha coinvolto due gruppi di lavoro che hanno aggiornato le priorità del territorio e sviluppato due proposte per i programmi Interreg ed Erasmus Plus Sport. Sono stati realizzati workshop con tutoraggio a distanza per perfezionare le proposte, e un incontro finale ha presentato i risultati alla cittadinanza. Sono state inoltre realizzate attività di comunicazione online. I beneficiari diretti sono stati amministratori, dirigenti e tecnici dell’Unione, mentre i beneficiari indiretti tutta la cittadinanza.

Si è concluso con successo il primo ciclo di laboratori destinati a studenti dagli 8 agli 11 anni della scuola primaria Anna Frank di Montale, dell’Istituto Comprensivo “Giacomo Leopardi” di Castelnuovo Rangone.

I 9 laboratori, condotti da Barbara Grazzini e Andrea Pignatti, hanno permesso ai bambini e alle bambine di mettersi in gioco per identificare e riflettere sui propri valori e sui valori del gruppo, affrontando tematiche legate alla cittadinanza globale, attraverso l’utilizzo e l’adattamento della metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®

I mattoncini lego hanno stimolato la creatività, la libertà di esprimere le proprie idee e le proprie emozioni in modo partecipativo al 100%, hanno inoltre aiutato a capire il valore di ogni individuo ed il valore aggiunto della condivisione e del lavoro di squadra avendo l’opportunità di attivare il pensiero critico del gruppo e sviluppare un approccio al problem solving. Il metodo LEGO® SERIOUS PLAY® è stato combinato con attività di team building e riflessione che InEuropa stessa ha prodotto in particolare nell’ambito del progetto europeo Just Action, a disposizione gratuitamente di ogni insegnante sul portale del progetto.

Il successo di questa iniziativa confermato dalle insegnanti che hanno seguito con attenzione ogni singolo incontro, sottolinea l’efficacia dell’uso di strumenti ludico-educativi per affrontare tematiche di grande rilevanza sociale e formativa. L’auspicio è che progetti simili possano essere estesi e replicati, contribuendo alla crescita consapevole delle nuove generazioni.

A marzo è prevista la continuazione del percorso con il secondo ciclo di laboratori, che coinvolgeranno gli studenti della scuola primaria Don Milani, ampliando così l’impatto di questa esperienza educativa.

Sabato 7 Dicembre 2024 si è svolto, presso la Fondazione Castello di Padernello, il workshop “La crisi climatica nelle zone rurali”, parte del progetto SURF – Sustainable Rural Future. Abbiamo lavorato con 12 membri della comunità locale provenienti da diversi contesti: da rappresentanti di associazioni locali (Legambiente, Strade Basse, Condotta TerreAcque Bresciane di Slow Food, Fondazione Castello di Padernello), a membri delle amministrazioni pubbliche e agricoltori locali.

Dopo una prima introduzione al progetto SURF e ai suoi obiettivi, abbiamo brevemente approfondito alcune delle nozioni principali dell’adattamento al cambiamento climatico, in particolare i concetti di mitigazione e adattamento, considerate due facce complementari della stessa medaglia, le componenti del quadro dei rischi (minacce, esposizione, vulnerabilità), la capacità di adattamento e il maladattamento.

Siamo poi entrati nel pieno dell’attività del workshop, dove i partecipanti, suddivisi in tre gruppi, hanno lavorato insieme con specifico riferimento alla Bassa Bresciana, per identificare rischi, elementi prevalentemente esposti alle minacce climatiche e specifiche vulnerabilità sia in termini di sensibilità che di capacità di adattamento. 

I diversi background dei partecipanti hanno contribuito a costruire una visione multiprospettica dei rischi e delle vulnerabilità dell’area della Bassa Bresciana, così come delle possibili conseguenze di questi pericoli. Tra i rischi con maggiore probabilità di accadere troviamo: aumento delle temperature, ondate di calore e periodi di siccità e una diminuzione delle risorse idriche, aumenti della frequenza di forti tempeste, episodi di piogge torrenziali e inondazioni, comparsa di specie invasive e aumento di infestazioni di parassiti e zoonosi. Un elemento importante emerso è che i rischi legati al cambiamento climatico non sono solo ambientali, ma anche sociali quali la disgregazione sociale. Tra le conseguenze, sia sociali che ambientali, invece abbiamo: perdita della biodiversità, aumento dei costi sociali, desertificazione, incremento di malattie, deterioramento infrastrutturale, riduzione dei capi bestiame e cambiamento delle colture agricole, declinate ognuna poi sulle specificità del territorio bresciano oggetto del lavoro.

Questo processo ha aiutato a mettere in luce anche le capacità di adattamento già esistenti nel territorio, iniziative valide (già attive o che sono state attivate ma poi non sono riuscite a trovare un seguito) che possono fungere da punto di partenza per lo sviluppo di future nuove ed efficaci strategie di adattamento. E’ inoltre emerso come molte delle competenze e metodologie locali del passato possano essere una chiave per adattarsi efficacemente alle sfide climatiche del presente.

È stata una mattinata di grande successo e arricchimento, dove è emersa in maniera chiara la necessità di replicare l’attività con altre persone e in diversi ambiti, in particolare coinvolgendo i tecnici delle amministrazioni comunali, gli studenti delle scuole superiori e la cittadinanza locale.